Papers by amedeo de vincentiis
Mélanges de l'École française de Rome. Moyen Âge
La ricerca indaga diversi paradigmi di memoria delle origini della comunità a Firenze nel XIV sec... more La ricerca indaga diversi paradigmi di memoria delle origini della comunità a Firenze nel XIV secolo. La comparsa a metà del secolo in tale memoria della rifondazione della città da parte di Carlomagno indica il tentativo di adattare il ricordo delle origini alla situazione politica contingente. Passata la contingenza, tuttavia, la memoria restava. La ricerca si conclude con l’analisi di varie strategie adottate da individui e gruppi alla fine del secolo rispetto all’ingombrante memoria della rifondazione di Firenze da parte del grande imperatore.
come previsto dal regolamento della Normale. Si laureò nel 1938 in storia con una tesi sul pensie... more come previsto dal regolamento della Normale. Si laureò nel 1938 in storia con una tesi sul pensiero politico del papato nei rapporti con l'impero e gli stati occidentali dal periodo carolingio all'età di Innocenzo III, sotto la guida di Giovan Battista Picotti (Frugoni 1940). Oltre all'insegnamento di Picotti (di cui fu assistente fino al 1941) ebbero grande importanza nella sua formazione i filologi Giorgio Pasquali e Paul Oskar Kristeller.
[A stampa in «La cultura. Rivista di filosofia, letteratura e storia», 37 (1999), pp. 331-354 © d... more [A stampa in «La cultura. Rivista di filosofia, letteratura e storia», 37 (1999), pp. 331-354 © dell'autore -Distribuito in formato digitale da "Reti Medievali", www.retimedievali.it]. L'Apologie appare oggi come un'opera di riflessione storiografica profondamente segnata dalla catastrofe della seconda guerra mondiale: tale caratteristica costituisce una delle ragioni principali del suo fascino e della sua forza. Il legame con la contemporaneità può in parte spiegare le ambiguità, gli anacronismi e i limiti rilevati talvolta nella riflessione di Bloch 1 . Tuttavia un'interpretazione fondata su una attenzione filologica al testo consente di attribuire ad alcuni di questi aspetti un significato più complesso. Grazie ad una nuova edizione dell'Apologie, corredata dalla pubblicazione di vari materiali legati alle differenti redazioni, e ad una serie di studi sul testo e sull'attività di Bloch è possibile sciogliere alcuni nodi e, allo stesso tempo, mettere a fuoco nuovi problemi 2 . Soprattutto, si può tentare di riconsiderare il significato della frammentaria riflessione di Bloch rispetto alle ambizioni progettuali dello storico tragicamente incompiute 3 . Il quarto capitolo dell'Apologie pour l'histoire di Marc Bloch affronta il problema dell'analisi storica. Nel primo paragrafo l'autore esamina l'oscillazione dello storico tra giudizio e comprensione dei fatti. Dopo aver concluso sostenendo il primato della comprensione 4 , Bloch si affretta a precisare, nel secondo paragrafo, che questa attitudine non ha nulla di passivo: lo storico deve scegliere e separare: «en un mot, il analyse» 5 . Chiariti questi principi di base, Bloch entra nel vivo del métier nel paragrafo successivo dedicato ai problemi legati alla nomenclature 6 . La ricerca storica passa necessariamente per una fase di classificazione di dati e fenomeni, e questa operazione è inscindibile dalla nomenclatura. Ma proprio nel linguaggio risiede la debolezza dell'attività storiografica. La storia, come le altre scienze, avrebbe bisogno di un linguaggio inequivoco ma anche duttile, capace di descrivere con esattezza e allo stesso tempo di evolversi con le acquisizioni della disciplina; invece il linguaggio degli storici è sottoposto a innumerevoli 1
L'ultima signoria : Firenze, il duca d'Atene e la fine del consenso angioino
L'ultima signoria : Firenze, il duca d'Atene e la fine del consenso angioino, 2013

The tree of life. Roman medieval studies and Italian medieval studies at mid-20th century L'albero della vita. Medievistica romana e medievistica italiana alla metà del XX secolo
Reti Medievali Rivista, 2006
<p>The essay is a lecture read in 2005 at the 50<sup>th</sup> anniversary of th... more <p>The essay is a lecture read in 2005 at the 50<sup>th</sup> anniversary of the 10<sup>th</sup> International Congress of Historical Sciences (Rome 1955). It especially underlines the strong impulse by the medieval researches in Italy in the 1950s. Such studies arose, in particular, inside the Italian Historical Medieval Institute, headed by Raffaello Morghen, and were imbued with his vision of a 'Christian Middle Age'.</p><br><p>Relazione letta nel 2005 al convegno celebrativo del cinquantenario del X congresso internazionale di scienze storiche (Roma 1955). Si sofferma in particolare sul forte impulso delle ricerche medievistiche nell'Italia degli anni Cinquanta, sviluppatesi soprattutto attorno all'Istituto storico italiano per il medioevo allora diretto da Raffaello Morghen, e alla sua proposta interpretativa di un "medioevo cristiano".</p>
The essay is a lecture read in 2005 at the 50 th anniversary of the 10 th International Congress ... more The essay is a lecture read in 2005 at the 50 th anniversary of the 10 th International Congress of Historical Sciences (Rome 1955). It especially underlines the strong impulse by the medieval researches in Italy in the 1950s. Such studies arose, in particular, inside the Italian Historical Medieval Institute, headed by Raffaello Morghen, and were imbued with his vision of a ‘Christian Middle Age’.
* [A stampa in "Misericorditer relaxamus". Le indulgenze fra teoria e prassi nel Duecento, a cura... more * [A stampa in "Misericorditer relaxamus". Le indulgenze fra teoria e prassi nel Duecento, a cura di L. Pellegrini -R. Paciocco (= "Studi medievali e moderni", I/99 [1999]), pp. 215-231 © dell'autore -Distribuito in formato digitale da "Reti Medievali"] L'anno chiave del percorso storiografico di Arsenio Frugoni è certamente il 1954. Allora furono pubblicati tre libri fondamentali dello storico: la raccolta di saggi giovanili Incontri nel Rinascimento, gli studi attorno alla figura di Celestino V, e il grande libro su Arnaldo da Brescia nelle fonti del XII secolo 1 . Con gli Incontri Frugoni suggellava la prima fase della sua formazione, iniziata presso la Scuola Normale di Pisa nel 1933 2 . Pagine di erudizione e di critica: le due tecniche conoscitive che costituiscono il filo conduttore delle prime ricerche. Esse rivelano un approccio al passato imperniato su un insistito rapporto tra l'interprete e i documenti, intesi soprattutto come testi letterari. Il volume Celestiniana concluse idealmente la seconda fase del percorso formativo di Frugoni, iniziata a Roma nel 1947 presso la Scuola Storica Nazionale e il suo nuovo direttore, Raffaello Morghen. Nei saggi attorno alla figura di Celestino V, Frugoni applica l'erudizione e la critica t estuale in modo più strumentale che nella precedente raccolta, per giungere alla ricostruzione specificamente storica del significato di quella esperienza. La ricerca su Arnaldo da Brescia costituì la sintesi e il superamento delle acquisizioni metodologiche e problematiche sedimentate durante gli anni di formazione. L'originalità della sua impostazione sollecitò subito le riflessioni della storiografia più consapevole, prov ocò interrogativi e suggerì prospettive che si estendevano ben oltre la specificità del tema 3 . In uno scarno autoritratto di studioso tracciato alla fine degli anni cinquanta, l'unico lavoro propriamente storico menzionato da Frugoni prima dei libri del 1954 è il saggio sul giubileo del 1300 4 . Effettivamente la ricerca segnò la piena maturità dello storico, rivelandosi innovativa sia nel metodo, sia nei risultati. L'interesse per il giubileo scaturì dall'analisi minuziosa di un documento, il De centesimo seu jubileo anno liber del cardinale Iacopo Stefaneschi, nel quadro di una ricerca
La ricerca di Arsenio Frugoni per molti aspetti sembra isolata. La sua assoluta originalità e lo ... more La ricerca di Arsenio Frugoni per molti aspetti sembra isolata. La sua assoluta originalità e lo scarso interesse dello storico per le discussioni metodologiche accreditano la immagine di un percorso autonomo, impermeabile, solitario. La varietà dei temi affrontati, le curiosità! senza preclusioni e la stessa scrittura così personale dello studioso rafforzano l'apparenza di distacco da scuole e tendenze delle medievistica a lui contemporanea. La parsimonia delle note a pié di pagina in tutti i suoi studi à sorprendentemente coerente con la scarsità delle carte di lavoro da lui conservate, con la relativa esiguità della sua biblioteca personale; perfino con la modestia quantitativa della sua corrispondenza che ci à pervenuta. Insomma, rispetto all'ampiezza e alla varietà del suo percorso di ricerca e della sua attività culturale, Arsenio Frugoni ha lasciato poche tracce. Naturalmente ha lasciato le sue opere storiografiche. Queste hanno sollecitato ben presto riflessioni altrui, provocato consapevolezze di affinità e distanze, contribuito alle identificazioni e all'approfondimento da parte di altri medievisti di problemi più generali sui modi di conoscere il passato. Ritessendo la rete di tali relazioni à possibile recuperare un segmento evolutivo complessiva della medievistica italiana del secondo dopoguerra. Più recentemente, inoltre, aspetti della storiografia di Frugoni sono stati reinterpretati anche in altri contesti culturali, disvelandone implicazioni ulteriori. Esiste dunque una trama storiografica che travalica il percorso dello storico, intessuta di ripensamenti, slittamenti di significato, ridefinizioni di problemi. Ho cercato qui di ricostruirla.
Dalle origini al Rinascimento
L'altra Roma di Jean-Claude Maire Viguer
La biografia di un principe della chiesa di metà Quattrocento è un impresa storiografica intricat... more La biografia di un principe della chiesa di metà Quattrocento è un impresa storiografica intricata: la personalità intima dell'individuo rimane ardua da decifrare nel linguaggio codificato di lettere e dispacci diplomatici; la traiettoria biografica pubblica, più accessibile, si interseca con quella di molti altri protagonisti del tempo, si confonde nelle innumerevoli reti politico diplomatiche che si tendevano e disfacevano a ogni momento, coinvolge relazioni internazionali tra stati e principi. Le difficoltà storiografiche in effetti sono il riflesso della realtà storica del cardinalato quattrocentesco. Principi per nomina di una corte che si affermava sempre più come luogo per eccellenza di rappresentanza della società italiana, il profilo sociale e politico dei porporati nel corso del secolo si diversificò notevolmente; a loro volta, le differenze di origine, fortuna e prestigio dei suoi membri condizionarono dinamiche interne e ruoli specifici nel sacro collegio e in curia 1 . Nell'impresa comunque ci si può avvalere di alcuni punti di riferimento, esemplari. La biografia cardinalizia del Quattrocento è ormai un microgenere storiografico con una tradizione consolidata. Due opzioni opposte sono rappresentate dalla biografia del cardinale Giovanni dei Medici di Giovan Battista Picotti e dalle ricerche su Francesco Gonzaga di David Chambers, testi ormai classici nel genere 2 . Picotti optò per una narrazione lineare, dall'andamento strettamente cronologico e progressivo, seguendo il più da vicino possibile lo svolgersi delle vicende dei primi anni curiali di Giovanni dei Medici; Chambers ha tentato invece di accerchiare il suo personaggio adottando una serie di punti di vista diversi (la condizione economica, il patronato culturale, i rapporti con singoli attori politici, la famiglia e così via) senza sentire necessità di ricomporli in un racconto lineare e continuo. Le recenti biografie di Ascanio Maria Sforza di Marco Pellegrini e di Giovanni Arcimboldi di Francesco Somaini ripropongono con convinzione il modello sperimentato a suo tempo da Picotti. Entrambe seguono il filo della cronologia, dalla nascita alla morte del loro protagonista: una scelta che lascia volutamente in ombra alcuni aspetti di quelle vite, i più personali e quelli culturali, per concentrarsi sulla loro dimensione politica. Tale scelta, sorretta da un imponente apparato documentario e svolta in narrazioni, ponderose, dettagliate e puntuali, rende le recenti biografie dei cardinali lombardi Arcimboldi e Sforza opere di riferimento sulle vicende politiche dell'Italia di fine Quattrocento attraversate da
Una delle più importanti acquisizioni della ricerca storica in tempi recenti, e segnatamente in q... more Una delle più importanti acquisizioni della ricerca storica in tempi recenti, e segnatamente in quella medievistica, consiste nel mutato atteggiamento nei confronti delle 'fonti' tradizionali: non più solo apportatrici di informazioni su un problema storico specifico, ma problema e oggetto di ricerca esse stesse 1 . In questa prospettiva, le cronache cittadine italiane costituiscono un campo particolarmente ricco di possibilità e implicazioni che è opportuno affrontare attraverso lo studio delle relazioni fra tre fattori principali: le forme della scrittura storica, le sue funzioni e i suoi contenuti, il contesto più latamente storico in cui questa si svolge 2 . La ricerca che segue cercherà di evidenziare questo intreccio in relazione alla Cronaca fiorentina di Marchionne di Coppo Stefani. Nella prima parte si evidenzierà l'attività più specificamente storiografica dell'autore; nella seconda si cercherà di ricostruire la rete di relazioni che lega la Cronaca da un lato alle altre 'scritture di memoria' contemporanee, dall'altro al contesto urbano in cui è immersa; infine, nella terza parte, si indagheranno i rapporti tra la politica cittadina e l'immagine che ne elabora e trasmette la Cronaca, a partire dall'esperienza storica dell'autore.
Nel 1951 Arsenio Frugoni scrisse un breve articolo sulla fortuna storiografica dei Borgia. Tono e... more Nel 1951 Arsenio Frugoni scrisse un breve articolo sulla fortuna storiografica dei Borgia. Tono e struttura indicano che il testo era destinato alle pagine culturali di un quotidiano 1 . L'argomento era ben scelto. Le vicende di Rodrigo, Cesare, Lucrezia sono tuttora uno dei frammenti di storia italiana che maggiormente solleticano la fantasia e la curiosità di un vasto pubblico. Inoltre, quando Frugoni scrisse il suo pezzo, alcuni storici di professione erano vivacemente coinvolti in un confronto sulla famiglia Borgia, in particolare papa Alessandro VI. Tra i protagonisti della discussione figurava il maestro pisano dello storico, Giovan Battista Picotti. È certo che l'articolo di Frugoni aveva un intento unicamente divulgativo. Tuttavia si collocava nel mezzo di una questione storiografica aperta. I rimandi a alcuni studi coevi lo indicano esplicitamente. Ma la vicenda era più antica. E, come vedremo, si protrasse anche in seguito. Tipico esponente di una storiografia in cui gli studi di storia medievale erano affiancati da interessi storico filologici, soprattutto in ambito umanistico, fin dalla prima volta che si avvicinò al problema dei Borgia Picotti adottò un duplice approccio 2 . Nel 1915 recensì il libro di A. Mathew su Rodrigo Borgia. In tale occasione, la critica dello studioso fu di carattere prettamente storico. Egli rilevò l'assenza di una chiara ricostruzione del personaggio e del suo tempo 3 . Lo stesso anno Picotti discusse l'edizione del Liber notarum di Giovanni Burckard curata da E.Celani per la nuova serie 1 Il testo, pubblicato in appendice a questo saggio, è conservato in tre carte dattiloscritte con correzioni manoscritte di Arsenio Frugoni nell'archivio personale dello storico, attualmente a Pisa. Ancora una volta, ringrazio Chiara Frugoni per la sua disponibilità e il suo consenso alla pubblicazione del testo. In quegli anni Frugoni collaborava con alcuni quotidiani locali, di area bresciana. È verosimile che il pezzo sia stato scritto per uno di quei giornali. 2 Indicativi alcuni lavori di studiosi per altri aspetti assai diversi come C.CIPOLLA, La cittadinanza veronese di
Tradizione e oblio nella memoria dei papi: la sfida biografica di metà XV secolo
E-Spania, 2021
Comment un pouvoir institutionnel, particulier comme la monarchie pontificale de Rome, essaie de ... more Comment un pouvoir institutionnel, particulier comme la monarchie pontificale de Rome, essaie de remedier a une tradition d’oubli qui concerne directement le sommet de l’institution elle meme ? Autour de la curie des papes, vers la moitie du XVe siecle, on commenca a s’interroger sur les moyens et les formes les plus aptes a combler une absence qui devenait de plus en plus voyante, et anachronique, dans le contexte de la politique de l’image princiere en vigueur aupres des autres etats de la peninsule. Apres avoir esquisse les caracteres et les motivations de la tradition d’oubli biographique des papes, on suivra une tentative de l’interrompre dans les annees 50 du siecle.
, pp. 91-115 © dell'autore -Distribuito in formato digitale da "Reti Medievali", www.retimedieval... more , pp. 91-115 © dell'autore -Distribuito in formato digitale da "Reti Medievali", www.retimedievali.it]. Costituzione materiale, pratiche clientelari, aree di competenza, legittimazione, negoziazione, idiomi politici, paradigmi giuridici, competizione politica: il lessico un po' tecnico e oscuro che caratterizza le ricerche più recenti sugli stati europei del tardomedioevo non si ritrova con altrettanta frequenza nella storiografia sullo stato della chiesa del XV secolo 1 . L'assenza ne riflette altre, più significative. Quella di una riflessione approfondita sulla possibilità di utilizzare concetti elaborati in altri ambiti disciplinari per capire meglio il dominio dei papi 2 . Quella di un superamento di schemi interpretativi consolidati adottati ormai come modelli di comodo, senza suscitare nuove domande. Cosa sappiamo di più sullo stato della chiesa dal ritorno a Roma della curia con Martino V (1417-1431) al regno di Alessandro VI (1492-1503) dalle ricerche degli ultimi venti anni? Siamo informati su una moltitudine di aspetti specifici, spesso locali, grazie a studi puntuali, talvolta eruditi 3 . Ma distanziando il punto di osservazione, le prospettive di insieme rimangono quelle delineate da due sintesi di riferimento datate attorno agli anni 1980. Allora Mario Caravale osservava che da papa Martino V a papa Innocenzo VIII (1484-1492) le istituzioni dello stato della chiesa erano rimaste sostanzialmente immutate. Negava che i papi del Quattrocento avessero promosso un costante rafforzamento della centralità amministrativa della curia. Anche pontefici che avevano mostrato una più spiccata volontà di controllo come Pio II (1458-1464) o Sisto IV (1471-1484) avevano agito in modi tradizionali, attraverso accordi con i potenti locali, la creazione di ufficiali legati da vincoli di fedeltà personale 4 . Lo storico reagiva a una storiografia che seguendo la lenta affermazione del potere temporale dei papi durante il medioevo nel XV secolo, vedeva il trionfo indiscusso di una monarchia papale forte, centralizzata, quasi assoluta. Paolo Prodi poco dopo nella sua ricerca contestò posizioni opposte. Quelle, cioè, degli storici degli ultimi secoli dello stato pontificio, che avendo in mente la «situazione miseranda dello Stato medesimo negli anni del suo tramonto», ne retrodatavano l'arretratezza alla fine del
Nel 1952 veniva pubblicata una rassegna di studi su Machiavelli 1 in cui Gennaro Sasso, nel recen... more Nel 1952 veniva pubblicata una rassegna di studi su Machiavelli 1 in cui Gennaro Sasso, nel recensire la monografia di Augustin Renaude 2 , sottolineava in forma di critica l'importanza e la necessità di ricostruire con attenzione l'evoluzione del pensiero politico dell'autore del Principe e, allo stesso tempo, di intelaiarla con una approfondita conoscenza del contesto più propriamente storico nel quale egli si muoveva. Nel 1993 usciva questo libro dedicato all'attività storiografica di Machiavelli e cioè alle sue Istorie fiorentine 3 . In mezzo corrono più di quarant'anni in cui l'attività speculativa e di ricerca di Sasso ha mantenuto, muovendosi tra vari interessi, un'attenzione costante alla figura e all'opera di Niccolò Machiavelli impostata secondo i criteri che già in quella prima rassegna di studi del 1952 erano stati evidenziati 4 . Ben lungi dal rincrescersi di un rapporto così intenso («perché dolersi se Machiavelli tende quasi a diventare il carceriere del suo interprete?»), Sasso riassume inoltre, nella prefazione ai tre tomi che riuniscono gli studi composti dal 1969 al 1987, il suo approccio a Machiavelli e all'evoluzione del suo pensiero come una ricerca in cui «l'interesse per gli aspetti teorici si è sempre congiunto con quello concernente la sua storicità (e le varie dimensioni, politiche e culturali, che la specificano)» 5 . Il libro di Sasso sulle Istorie fiorentine si presenta dunque come il più recente risultato di un percorso di studi machiavelliani eccezionalmente lungo del quale, in un certo senso, raccoglie i frutti. Senza alcuna pretesa di esaustività, ci pare utile cogliere almeno tre centri di interesse negli studi machiavelliani di Sasso che con più evidenza si ritrovano, variamente utilizzati, in questo libro. Innanzitutto, va ribadita la continua attenzione dell'autore per la storia nel senso più immediato di fatti accaduti e, in particolare, per l'intreccio e i rapporti costanti tra la riflessione teorica di Machiavelli e la sua diretta esperienza della politica contemporanea; questi interessi trovano diretta espressione nel saggio Machiavelli e Cesare Borgia 6 in cui, attraverso un ampio uso di documenti, è ricostruita l'evoluzione del giudizio che Machiavelli esprime sulle note vicende del duca Valentino. In secondo luogo, ricordiamo gli interventi sui rapporti tra la visione storica trasmessa da Polibio e quella elaborata da 1
Il Medioevo manualistico insegnato nelle scuole è ancora affollato di luoghi comuni difficili da ... more Il Medioevo manualistico insegnato nelle scuole è ancora affollato di luoghi comuni difficili da sfatare 1 . Nozioni semplicistiche come quella di piramide feudale o di terrori dell'anno mille ormai fanno talmente parte dell'immagine comune del Medioevo da renderle per lo più impermeabili alle revisioni critiche della storiografia. Far accogliere nuove acquisizioni storiografiche su temi tradizionali risulta dunque arduo; ma il Medioevo scolastico pare ancora più refrattario ad aprirsi a nuove tematiche, anche a quelle che ormai da decenni attirano l'attenzione degli studiosi, e che si sono guadagnate un posto stabile nella ricerca. Tra le assenze colpisce particolarmente lo studio della memoria, delle sue forme, funzioni, rappresentazioni. Sono infatti temi di grande attualità, e certo non solo per i medievisti. Che negli ultimi decenni del secolo scorso si sia avviata una rivoluzione nelle forme di memorizzazione delle società occidentali è oggi talmente evidente da essere diventato quasi un luogo comune. Nel sistema di sapere di queste società i contorni della memoria sono del tutto diversi dai quelli tradizionali, sia per ciò che conosciamo del suo funzionamento biologico, sia per le possibilità di conservazione dei ricordi. Se i progressi delle neuroscienze consentono una definizione sempre più minuziosa dei meccanismi neuronali che presiedono alla formazione e al funzionamento della memoria individuale, l'evoluzione tecnologica, la creazione e diffusione di spazi virtuali di conservazione di materiali di ogni genere, di capienza pressoché infinita e facile accessibilità, hanno determinato un rapporto senza precedenti con i contenuti della memoria, i suoi usi, le sue funzioni sociali. Prima di tutto sono mutate le gerarchie di ciò che va ricordato, anzi sono tendenzialmente scomparse: se tutto può essere facilmente conservato non vi è più bisogno di stabilire a priori cosa sia essenziale e cosa invece trascurabile ricordare. Essere in grado di trovare le informazioni necessarie, più che ricordarle, è diventato il sapere essenziale nel campo della memorizzazione: se questo poteva già essere vero ai tempi di Gutenberg, e anche prima, oggi lo è ad un livello quantitativo senza precedenti. Chiunque dal suo scrittoio attraverso una banale connessione in rete può attingere a un universo di informazioni di cui anche il più erudito degli intellettuali medievali non poteva immaginare neanche l'esistenza. Allo stesso tempo, la memoria è sempre meno un fattore identitario. Nella sfera individuale le tecniche di analisi della psiche, ormai entrate nel senso comune seppure molto spesso banalizzate, inducono a sospettare del patrimonio di ricordi che ciascun individuo porta in sé. Non ci si affida più tanto facilmente ai propri ricordi per definire chi si è, dopo aver scoperto che i ricordi stessi sono frutto di selezioni, deformazioni, reinterpretazioni continue secondo meccanismi che molto spesso sfuggono alla coscienza. Nella sfera collettiva, inoltre, l'accelerazione dei ritmi di accumulo di materiali memorizzabili, le sempre più rapide e varie possibilità di accesso a memorie anche molto lontane da quelle del proprio ambiente di origine, la conseguente relativizzazione di tradizioni memorialistiche locali, consentono sempre meno a un individuo di identificarsi socialmente con una specifica memoria di gruppo. È probabilmente in reazione a questa realtà di fatto che nelle nostre società proliferano commemorazioni di ogni genere e scala, da quelle più legate a effimeri eventi locali, al rilancio di celebrazioni nazionalistiche o patriottiche che solo pochi 1 Le note del saggio saranno limitate ai riferimenti delle citazioni. Una bibliografia dettagliata è invece fornita nella Bibliografia finale.