Papers by Andrea Daffra
La Diana, 2025
Piano B, 2024
Medea, 2024
ARTE CRISTIANA, 2024
Il corpo della pietra. Tensioni, vibrazioni, simbiosi
Il tempo ritrovato nella pittura
L'opera come progetto, metodo, azione e luogo, 2023
Michelangelo Penso dimensioni infinite , 2021
Love from Alassio, 2021
Love from Alassio, Arte grafica dei primi ann i del Novecento.
A cura di Claudia Andreotta e Francesca Bogliolo.
Alassio, ex Chiesa Anglicana, via Adua 6 da 4 dicembre 2021al 6 gennaio 2022
Manifesti iconici: la rivoluzione graf ica di Sepo, 2022
Andrea Daffra, Francesco Miroglio, Matteo Valentini (a cura di) "Il porto di Genova tra il 1960 e il 1970 nelle fotografie di Ferdinando Magri" , 2019
Sonia Maura Barillari e Martina Di Febo (a cura di), "Attraverso lo specchio: l’immagine, il doppio, il riflesso" , 2019
Mollino, torinese, uno tra i più noti architetti italiani del Novecento, ha ideato e progettato spazi dal design radicale talvolta armonioso ed equilibrato, altre volte eccessivo e sfarzoso, frutto di un carattere fortemente poliedrico.
In alcuni significativi lavori di entrambi – come, a titolo di esempio, il Loosbar di Loos e la casa Miller di Mollino - è lo specchio/oggetto ad essere protagonista, concepito sia come strumento di amplificazione dello spazio che come diaframma di una dimensione riflessa talvolta illusoria e ingannatrice; l’uso che essi ne fanno, apparentemente opposto, è in realtà frutto di aspetti che li accomunano: entrambi, ad esempio, operavano con un approccio metodologico particolarmente attento al contesto sociale.
Un inedito confronto tra le rispettive architetture, riflesso delle loro personalità, costituirà l’oggetto dell’intervento.
Books by Andrea Daffra
Enzo Cacciola. I colori della terra, 2024
Mediterranea. Per una 'linea costiera' della Pittura Analitica. Cacciola, Dolla, Viallat, Zappettini, 2024
INFRA-SPAZI. Linee di ricerche nell'arte italiana 1960-2022, Jul 2023
Cercando la "meraviglia": tracce e interferenze nelle illustrazioni di Cristina Berardi, 2021
Il segno della materia. L’opera come testimonianza storica., 2022
Queste riflessioni affondano le proprie origini nei primi anni settanta con la frequentazione dello spazio espositivo di Düsseldorf della galleria genovese La Bertesca, dove, terminata l’attività lavorativa, si spendeva il resto del tempo nei bar dell’Altstadt cittadino. È qui che Cacciola ha occasione di entrare in contatto diretto con gli ideali ambientalisti di Joseph Beuys e di poter riflettere sulla necessità di ricercare una sinergia con la natura, tanto da interrogarsi su come la sua arte potesse entrarvi in simbiosi. Ma la natura su cui ragiona non si limita a un mero luogo particolarmente ameno o poco antropizzato: è infatti da considerarsi nella sua totalità, ovvero come insieme degli eventi, delle forze, delle energie e del tempo che si manifestano nel mondo fisico.
Tutto il lavoro di Enzo Cacciola, infatti, può essere letto come modo di pensare attorno, o sull’imprevedibilità dei fenomeni che interagiscono con la realtà: l’oggetto cardine della pratica pittorica, ovvero la materia, è sottoposta a eventi esterni non sempre prevedibili, si trasforma dal punto di vista fisico (si crepa, si frantuma, si polverizza, si dilata), compositivo (muta nelle forme e nel lavoro), espressivo, ma resta sempre viva e pulsante. Da queste riflessioni nascono miscele di cemento, pigmenti, sabbia e acqua (talvolta di mare) stese con la tipica gestualità dell’artista su tele che originano paesaggi materici direttamente ispirati dall’osservazione e dall’immedesimazione nel paesaggio.
Conference Presentations by Andrea Daffra
From her earliest journalistic experiences during the 1970s while she was working at Il Corriere Mercantile and L’Unità, Conti has shown a peculiar interest in international neo-avant-garde movements, employing a highly recognizable critical language grounded in speculative-philosophical interests (Adorno, Wittgenstein, Deleuze, Guattari) and historical-artistic reflections (Battisti).
In her early years, she successfully merged the necessity for a new vocabulary to define contemporary art with the emergence of a new generational sensitivity regarding the narrative of art in the 1970s and 1980s (see C. Casero, E. Di Raddo, Anni Settanta. La rivoluzione nei linguaggi dell'arte, 2020).
Despite this, in her early years of career, she found herself forced to contend with work environments often characterized by male dominance (initially, her articles were never fully signed but abbreviated to lead the public to believe the author was male). During the 1970s, she successfully collaborated with colleagues such as Germano Celant, Filiberto Menna, and Pierre Restany, as well as philosophers like Jean Baudrillard, and artists such as John Cage.
Her critical approach during the so-called “years of lead” was primarily aimed at gaining acceptance, both in the Genoese context and beyond, for her “feminine” perspective within a predominantly male and overtly misogynistic field, as she herself recalls (see C. Casero, E. Di Raddo, F. Gallo, Arte fuori dall’arte. Incontri e scambi fra arti visive e società negli anni Settanta, 2017).
Regardless of the cultural logic of the Genoese art-newspapers, Conti has chosen to deal with topics and artists (Body Art, the spouses Becher and Poirier, Gina Pane, Dan Graham among others) that were not in line with the traditionalism of the Genoese journalistic art context. After his debut with the newspaper Il Corriere Mercantile, he worked at L'Unità, in which she had the opportunity to fully expose and argue his ideas on art and on the "political" way of writing art.
Between the 1970s and 1980s, she even established close ties with Achille Bonito Oliva and with philosophers Maurice Blanchot and Jean-Paul Thenot for whom she translated some essays (Michel Foucault come io l’immagino, 1988, Jean-Pierre Giovanelli - Una poetica dell’essere, 2006).
This research aims to explore the aforementioned biographical and historical aspects in a novel way, relying on both the historical memory of the author – which will be appropriately examined and verified – and Viana Conti’s own archive, currently being donated to the Contemporary Art Archive at the University of Genoa (AdAC). Viana Conti’s archival materials consist of relevant and rare historical documents (ephemera, invitations, typescripts, posters) that gives the reader and research a wide historical scenario of the critical landscape of Genoese and Italian art in the 1970s and 1980s.
Methodologically speaking, the article will pay particular attention to the organization and curation of the international conference Sapere e Potere (Palazzo Tursi, Genoa, November 1980), featuring prominent guests such as J.L. Nancy, M. Perniola, P.A. Rovatti, R. Bodei, and J. Baudrillard, as well as her collaboration with AG Fronzoni for exhibitions at the Teatro del Falcone in Palazzo Reale, and her organizational assistance for Inespressionismo Americano (curated by Germano Celant, 1981) and Cinema Off and Video Art in New York (1981). In addition to these events, the most crucial aspect for understanding her perspective on art and artists is the critical definition of Pittura di memoria corta, conceived in 1982 in response to the emergence of painting-based artistic practices (i.e. Transavanguardia).
Furthermore, a comprehensive study of her figure would allow for the reconstruction of a series of contacts and connections between the Genoese and national artistic systems that have so far been little examined by academics, putting into perspective the "presumed" peripheral status of the local Genoese context. In relation to this, the present research is meant to be a further outcome of the departmental research project founded by the University of Genoa (DIRAAS) titled Artistic Interrelations between the Genoese Context and European Centers in the 1970s: International Pathways and the Construction of Historical Memories.