(PDF) Da guerriero a eroe: Indagine lessicografica e semantiva sui termini ur-saĝ e qarrādu
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Da guerriero a eroe: Indagine lessicografica e semantiva sui termini ur-saĝ e qarrādu
Lorenzo Verderame
2024, Verderame, L. (ed.) (2024) L’eroica nutrice guarda a Oriente: Studi orientalistici in onore di A.M.G. Capomacchia. Roma: Sapienza Università di Roma (Studi Semitici NS, 26).
September 23, 2024
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Abstract
The article addresses terms that pertain to the semantic sphere of the warrior and are com-monly translated by modern scholars as “hero”. The study concentrates on the Sumerian term ur-saĝ and its Akkadian equivalents derived from the root *qrd, with a primary focus on qarrādu / qurādu. It assesses the etymology, use context, and semantic sphere of these terms. The discussion is expanded to encompass the associations between ur-saĝ / qarrādu and other Sumerian and Akkadian words found in lexical lists and bilingual texts. Specifically, it analyses the Akkadian synonyms in Malku and similar lists as well as the Sumerian and Akka-dian terms with which qarrādu is often associated: gud/gu4-ud/ šahāṭu “to jump” and raqādu “to jump, to dance”, gu3-mur-ak/ ragāmu “to scream”, an-gar3 / gar3-an. The conclusion delineates the broader semantic field of the terms ur-saĝ / qarrādu and the related domains suggested by the associations with the other terms investigated: war, hair and animality, leadership, dance (the battle as “dance of Inanna/Ištar”), and (battle) cry.
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La figura del brigante tra romanzo turco e romanzo italiano
Raffaella Marchese
Satura, 27 (2014): 55-60, 2014
In letteratura la figura del brigante ha sempre avuto una connotazione positiva. Le sue azioni violente, infatti, sono motivate da torti subiti in precedenza e darsi alla macchia è l'unico modo per ottenere giustizia contro gli oppressori. Quando il brigante si erge a difensore degli umili diventa un eroe simile a quello dei miti greci. Il presente articolo ripercorre questo paradigma seguendo Memed il falco, protagonista dell'omonimo romanzo dell'autore turco Yaşar Kemal, nel suo divenire brigante e lo mette in relazione con altri briganti della letteratura italiana, in particolare quelli delle opere di Giovanni Verga e di Italo Calvino. Se nella vita reale la figura del brigante ha sempre avuto una connotazione negativa per la sua condotta illegale e per l'ostilità nei confronti delle istituzioni, al contrario nella letteratura essa acquista una valenza positiva fino ad essere visto come un eroe. Da Robin Hood a Zorro a Gramigna a Gian dei Brughi il brigante è una vittima che, dopo aver subito una prevaricazione da parte di un potente, si dà alla macchia fuggendo sui monti e rifugiandosi nei boschi. Egli è costretto a compiere rapine o estorsioni e a farsi giustizia da sé, dal momento che non è tutelato dalle leggi. Ma le sue azioni violente, compiute insieme alla sua banda, non sono gratuite, bensì motivate da torti precedentemente subiti. A volte il brigante si erge a difensore degli umili e dei poveri ed è questa peculiarità che, insieme alla sua vita avventurosa, contribuisce a fare di lui un eroe. A quel punto realtà e mito si fondono e il brigante acquista alcune caratteristiche essenziali che quasi richiamano quelle degli eroi greci: l'areté o valore militare che gli fa compiere azioni eroiche, grazie alle quali consegue il kleos, ovvero la gloria delle sue gesta. Lo stesso avviene in Memed il falco, romanzo dell'autore turco di origine curda Yaşar Kemal, con il quale nel 1972 fu candidato al Premio Nobel per la Letteratura. Memed il falco, come altri romanzi di Kemal, è pubblicato in italiano da Tranchida Editore. Il presente articolo ripercorre questo paradigma seguendo il protagonista Memed attraverso le varie fasi del suo divenire brigante. Lo mette inoltre in relazione con altri briganti famosi della letteratura italiana con cui il romanzo turco ha in comune alcune tematiche importanti quali il latifondismo, la povertà dei contadini e la loro rivolta. Il latifondismo in Italia in età moderna era particolarmente diffuso nel Meridione e in Sicilia. Tale fenomeno, insieme con le rivolte dei contadini che ne seguirono fra Ottocento e Novecento, non costituì soltanto un difficile momento storico, ma fu anche oggetto dell'attenzione di numerosi scrittori,
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Un termine longobardo fra lingua e storia: il caso di farigaidus
Nicoletta Onesti
2013
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Su sardu – limba arcàica o limba moderna
Guido Mensching
in su libru suo De vulgari eloquentia aiat nau chi sos sardos no aian una limba romànica issoro, ma istrocchian su latinu «comente sas mùnicas a sos òmines ca issos naran dominus nova e domus novus». 1 Custos sintagmas non sun sardos, e non credo chi lu sian istaos in su tempus de Dante. Mancari, tando, su pessu chi aiat Dante supra de su sardu fit "vagu e cuffusu", comente iscrivet Wagner (1993:41), nos podimus immazinare itte cheriat narrer: in sardu, si narat domo nova, in ube s'elementu primu paret una forma de sa sicunda decrinassione latina e su secundu de sa prima. E si narat fintzas corpus, comente in latinu, ma su prurale est corpos e non còrpora: s'ispressione *CORPOS MAGNOS (imbetzes de CORPORA MAGNA) diat esser un'irballu mannu in latinu. Bell'e gai, corpus mannu s'assimizat prus a su latinu che s'italianu corpo grande o s'otzitanu cors grans.
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Osservazioni sintattiche e semantiche sui sintagmi aggettivali ebraico-biblici del tipo yfē to’ar
Alessandro Mengozzi
in A. Bausi - M. Tosco (ed.), Afroasiatica Neapolitana. Contributi presentati all'8° Incontro di Lingusitica Afroasiatica (Camito-Semitica), Napoli 25-26 Gennaio 1996, Studi Africanistici, Serie Etiopica 6, Napoli 1997: 101-112
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Patrizia Serra (2018). Il Libellus Judicum Turritanorum e la nascita della prima prosa storiografica in volgare sardo, In Paulis G., Putzu I., Virdis M. (a cura di), Il Sardo medioevale. Aspetti di sociolinguistica storica. Milano: FrancoAngeli, pp. 97-126.
Patrizia Serra
1116.25 G. Paulis, I. Putzu, M. Virdis (a cura di) IL SARDO MEDIOEVALE I contributi raccolti in questo volume si collocano all'intersezione di diversi ambiti di ricerca, unitariamente convergenti sul sardo medioevale quale oggetto di studio e, sul piano del metodo, sulla centralità del fenomeno testuale nell'indagine linguistica. Segnatamente, i sopraddetti ambiti concernono la linguistica storica, con particolare riguardo all'indagine dei fenomeni di variazione in prospettiva socio-storica e all'indagine etimologica; la linguistica tipologica, con attenzione specifica alla tipologia lessicale applicata alle problematiche di ordine semasiologico ed etimologico; la filologia, necessaria premessa e strumento di qualsiasi analisi su lingue o fasi linguistiche "a corpus chiuso", con in particolare rispetto alla dimensione linguistico-testuale e storico-culturale romanza e sarda.
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Una 'piccola valle' tra la grammatica e i testi sacri
olga monno
Vetera Christianorum 48,2, 2011
Tra le rarità lessicali che si leggono nel commento di Servio a virgilio compare il termine vallecula. esso occorre nel commento ad Aen. 11,522 laddove Servio difende la lezione di valles al posto di vallis appellandosi alla regola generale secondo cui dalla forma del suo diminutivo si capisce se un nomen primae positionis esce in es o in is usurpative o naturaliter. e infatti, come vulpecula si forma da vulpes, di cui conserva la e tematica e, per lo stesso principio, turricula da turris, di cui conserva la i, così il diminutivo vallecula non può che essersi formato da valles, non certamente da vallis 1 .
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La sintassi nominale resiana fra slavo e romanzo
Marija Runic
The paper explores the role of contact in shaping several aspects of the nominal syntax of Resian, a definitely endangered Slavic variety spoken in the Northeast Italy and in heavy contact with Romance (Friulan and Italian) for centuries. Though the contact has been traditionally invoked in some descriptive work on Resian (Skubic 2000, a.o.), its impact has not been grasped nor addressed by means of formal syntax. A closer inspection of the data shows that despite intense contact with Romance, nominal structure of Resian in its final analysis remains Slavic. It is proposed that the detected changes should be accounted for by devising a scenario based on the interplay between internal and external causes with the trigger of the change provided internally.
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Denominare un dio, denominare un eroe. Erodoto e i ‘due Eracle’
Giovanni Ingarao
Mythos, 2020
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"Cercato in traduzione": su di un passo problematico della bilingue «SÌR para tarnum(m)aš»
Alfredo Rizza
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2011_Tra oralità e scrittura: Etimologia e grammatica nell'Īrān zoroastriano
Marco Mancini
2011
scorgevano a vario titolo nelle eterografie (spesso divergenti nelle differenti tradizioni epigrafiche pārsīk e pahlavīk) tracce di un état de langue fossilizzato ma storicamente fondato e assai antico ("reichsaramäisch" od "ostaramäisch" come sostiene ancora Voigt 1989 mediante raffronti col mandaico), sembrano oggi prevalere, viceversa, posizioni decisamente "artificialiste". Hanno trattato di recente l'argomento Utas 1984 (sostenitrice dell'idea dell'eterografia come «graphic formalization» presasanide, una radicalizzazione della posizione prudente di Nyberg), Toll 1990 (che considera gli eterogrammi una sorta di 'metagrafia' «um die Lesung und das Verständnis eines Textes auch sonst zu erleichtern», il che, per vari motivi, sembra francamente eccessivo come ha dimostrato Skjaervø 1995 cui, però, ha mosso a sua volta obiezioni Shaked 2003:129-133, fautore di una teoria grafemica "caotica" nella nascita degli eterogrammi), Skalmowski 1999 (sul valore del termine uzvārišn in un passo famoso di ibn al-Muqaffa c , con un interessante cenno alle capacità di analisi morfologica degli scribi persiani, «white-collar workers», vedi infra, nota 55). Decisamente poco utile Lemosín 1984, mentre Lentz 1984-provocatoriamente ma poco convincentemente-ritiene che, al pari di una varietà giudeo-persiana farci-TRA ORALITÀ E SCRITTURA: ETIMOLOGIA E GRAMMATICA NELL'ĪRĀN ZOROASTRIANO MARCO MANCINI apāk dipīr mart hamēmāl mā bāš «con un uomo di lettere non ti mettere a litigare» (Andarz i anōšāk-ruvān Āturpāt i Amahraspandān, in Jamasp-Asana 1967:60
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DIPARTIMENTO ISTITUTO ITALIANO DI STUDI ORIENTALI - ISO
STUDI SEMITICI
Nuova serie
26
L’EROICA NUTRICE GUARDA A ORIENTE
Studi orientalistici in onore di A.M.G. Capomacchia
a cura di Lorenzo Verderame
ROMA
SAPIENZA UNIVERSITÀ DI ROMA
2024
Il seguente volume nella sua versione digitale è pubblicato in Open Access. Si può scaricare
gratuitamente e può essere liberamente condiviso e diffuso senza alterarne il contenuto e non
per fini di lucro secondo la licenza Creative Commons BY-NC-ND 4.0. L'annullamento dei
costi di pubblicazione è stato possibile grazie all'impegno degli autori e del curatore della serie
che si sono occupati di tutte le fasi di preparazione e pubblicazione dell'opera.
Lorenzo Verderame (ed.), L'eroica nutrice guarda a Oriente: Studi orientalistici in onore di
A.M.G. Capomacchia, Studi Semitici NS 26, Sapienza Università di Roma, Roma, 2024
© Dipartimento Istituto Italiano di Studi Orientali - ISO, Sapienza Università di Roma 2023
ISBN 978-88-906228-2-3
vii
SOMMARIO
SOMMARIO ............................................................................................................................ VII
PREFAZIONE ........................................................................................................................... IX
PUBBLICAZIONI DI A. M. G. CAPOMACCHIA .......................................................................... XI
ANCORA SUL GRANDE RITUALE DELLA REGALITÀ DI EBLA (SIRIA, 24° SEC. A.C.) (M. G. BIGA)
.......................................................................................................................................... 1
GLORIA, ANNIBALE ED IO (A. CAMPUS).................................................................................. 9
DIVINE
CROMIE E LUSSO BARBARICO. LA NOZIONE DI POIKILIA NELL’ANTICA CULTURA
ELLENICA (A. LOCCHI) .................................................................................................... 17
ESTETICA - MEDIUM - COMUNICAZIONE. APPUNTI PER UNA SCIENZA DELLE IMMAGINI
(D. NADALI) .................................................................................................................... 35
LA
RICOSTRUZIONE DELLA NARRAZIONE MITICA ALL’INTERNO DI UN ALLESTIMENTO
MUSEALE: LA COLLEZIONE GUEST. METAFORA E/O MITO? (C. PEZZETTA) ..................... 47
DA ADONIS AD ANNIBALE. VISIONI CLASSICHE DELL’UNIVERSO FENICIO (S. RIBICHINI) .... 81
IL MITO DELLA SCOMPARSA DEL DIO DELLA TEMPESTA DELLO SCRIBA PIRWA (G. TORRI) .. 95
DA
GUERRIERO A EROE. INDAGINE LESSICOGRAFICA E SEMANTICA SUI TERMINI UR-SAĜ E
QARRĀDU (L. VERDERAME) ........................................................................................... 107
ANNA MARIA GLORIA CAPOMACCHIA O DELL’EROICA NUTRICE (E. ZOCCA)..................... 131
DA GUERRIERO A EROE NELL’ANTICA MESOPOTAMIA
INDAGINE LESSICOGRAFICA E SEMANTICA SUI TERMINI UR-SAĜ E QARRĀDU*
Lorenzo Verderame
The article addresses terms that pertain to the semantic sphere of the warrior and are commonly
translated by modern scholars as “hero”. The study concentrates on the Sumerian term u r - s a ĝ and
its Akkadian equivalents derived from the root *qrd, with a primary focus on qarrādu / qurādu. It
assesses the etymology, use context, and semantic sphere of these terms. The discussion is expanded
to encompass the associations between u r - s a ĝ / qarrādu and other Sumerian and Akkadian
words found in lexical lists and bilingual texts. Specifically, it analyses the Akkadian synonyms in
Malku and similar lists as well as the Sumerian and Akkadian terms with which qarrādu is often associated: g u d / g u 4 - u d / šahāṭu “to jump” and raqādu “to jump, to dance”, g u 3 - m u r - a k / ragāmu
“to scream”, a n - g a r 3 / g a r 3 - a n . The conclusion delineates the broader semantic field of the terms
u r - s a ĝ / qarrādu and the related domains suggested by the associations with the other terms investigated: war, hair and animality, leadership, dance (the battle as “dance of Inanna/Ištar”), and (battle)
cry.
Keywords: warrior; hair; animals; dance; scream
Il tema dell’“eroe” è un argomento caro a Gloria Capomacchia che vi ha dedicato diversi
studi, a cominciare dalla sua prima pubblicazione sull’“eroe del diluvio” in Mesopotamia1.
Del resto, l’eroe – greco questa volta – è stato al centro di quella che, a mio modesto parere,
costituisce uno dei principali contributi ancora foriero di importanti sviluppi del suo caro
maestro, Angelo Brelich. Nei suoi studi Gloria è andata oltre indagando, attraverso il modello
greco e una metodologia elaborata su quest’ultimo, il mondo “eroico” mesopotamico e vicinorientale in una prospettiva comparativa e senza mai abbandonare il confronto con la tradizione classica2.
Al momento di dedicare un contributo alla celebrazione della mia maestra, mi è sembrato
ineludibile affrontare questo argomento del quale sono stato alimentato sin dai primi anni
universitari. Nel mio contributo alla giornata di studi in onore della celebrata avevo discusso
l’“eroe” come possibile categoria di analisi storico-religiosa e la specificità delle figure mesopotamiche associabili a quelle dell’eroe greco. A un’analisi approfondita e a una riflessione
più attenta, quell’ambizioso e prematuro contributo rappresenta più una premessa o una
Per una introduzione generale alle letterature sumerica e accadica si rimanda a Verderame 2016, con ulteriore
bibliografia. La maggior parte dei testi letterari sumerici si possono trovare in traslitterazione e traduzione inglese
sul sito del progetto Electronic Text Corpus of Sumerian Literature (ETCSL; http://ETCSL.orinst.ox.ac.uk/); quelli
accadici del III e II millennio sono raccolti sul sito del progetto Sources of Early Akkadian Literature (SEAL;
(https://oracc.museum.upenn.edu). Le sigle e le abbreviazioni delle fonti seguono quelle del Chicago Assyrian Dictionary (Chicago 1956-2010); una lista aggiornata si trova sul sito del Cuneiform Digital Library Initiative
(https://cdli.mpiwg-berlin.mpg.de/abbreviations).
Capomacchia 1977.
La rassegna delle pubblicazioni di Gloria Capomacchia (vd. p. xi-xv) mostra chiaramente il suo percorso di ricerca
in tal senso.
107
108
L. Verderame
dichiarazione di intenti di una ricerca più ampia che abbraccia altri temi come l’epica e la
narratologia. Già la sola rassegna dell’uso che è stato fatto del termine “eroe” (hero, held,
héro, etc.), nelle diverse lingue e nei diversi contributi sul Vicino Oriente antico è così ampio,
passando da un uso acritico a una categoria di analisi, da un’accezione vagamente letteraria
a una storico-religiosa, che avrebbe comportato uno studio a parte.
Rinviando la trattazione storiografica e le altre a futuri studi, ho ritenuto come necessaria
premessa a questi ultimi un’analisi dei termini sumerici e accadici usualmente tradotti o associati al concetto di “eroe”, u r - s a ĝ / qarrādu, qurādu. In quest’esercizio di filologia religiosa, l’indagine si è ampliata a comprendere le altre parole che gli stessi scribi
mesopotamici indicano come equivalenti e sinonimi dei due termini principali. Le liste lessicali sono quindi la prima fonte di questa discussione che, successivamente, prende anche
in considerazione il contesto d’uso e le ricorrenze di questi termini (isolati o associati) nella
letteratura e nelle iscrizioni reali. Lo scopo è quello di definire l’ambito semantico e culturale
dei due termini principali della nostra indagine, u r - s a ĝ e qarrādu/qurādu.
1. UR-SAĜ / QARRĀDU
Dal punto di vista lessicografico abbiamo un sostentivo sumerico, u r - s a ĝ 3, corrispondente
all’accadico qarrādu4 e qurādu5, generalmente reso da studiosi e traduttori come “eroe”6.
Entrambi i termini sono impiegati per qualificare il dio guerriero e i suoi avversari così come
il re mesopotamico e i suoi nemici.
Sia da u r - s a ĝ che da qarrādu / qurādu sono derivati degli astratti ( n a m - u r - s a ĝ ,
qardūtu7 / qarrādūtu8 / quradūtu9) e, per l’accadico, due aggettivi (qardu10, qitrudu11). L’accadico conosce anche un verbo, qurrudu12, documentato solo alla forma intensiva/fattitiva
(D). È attestato nelle fonti neo-sumeriche un termine g a r 3 - d u generalmente inteso come
prestito semitico da qardu13. È noto altresì un termine accadico uršānu, riconosciuto come
prestito sumerico da u r - s a ĝ , da cui è costruito anche un astratto (uršānūtu)14.
Sumerico
u r - s a ĝ (n. composto) astratto: n a m - u r - s a ĝ (astratto)
Accadico (*qrd)
qarrādu (n.) astratto: qarrādūtu
Per altri termini sumerici associati a quelli accadici oltre che u r - s a ĝ , vd. sotto.
AHw s.v. p. 905 «sehr kriegerisch; Krieger, Held»; CAD Q s.v. p. 140-144 «hero; warrior».
AHw s.v. p. 928-929 «Krieger, Held»; CAD Q s.v. p. 312-315 «hero, warrior».
Per altri termini sumerici associati all’accadico qarrādu e derivati vd. la discussione più sotto.
AHw s.v. p. 903 «Kriegertum, Kampftütigkeit»; CAD Q s.v. p. 144 «heroism, valor».
AHw s.v. p. 905 «Kampftütigkeit, Heldentum»; CAD Q s.v. p. 144 « heroism, valor, bravery».
AHw s.v. p. 929 «Kriegertum»; CAD Q s.v. p. 315 «heroism».
10
AHw s.v. p. 903 «kriegerisch, heldenhaft»; CAD Q s.v. p. 129-131 «heroic, valiant».
11
AHw s.v. p. 903 «sehr kriegerisch»; CAD Q s.v. p. 283 «valiant, brave».
12
AHw sub qarādu II p. 902 «kriegerisch sein»; CAD Q s.v. p. 320 « to make into a hero».
13
Da leggere, di conseguenza, più correttamente come q a r - d u .
14
Vd. sotto la discussion in §1.3 e le note 36-37.
Da guerriero a eroe nell’antica Mesopotamia
109
qurādu (n.) astratto: qurādūtu
(taqrīdu (n.))15
qardu (agg.) astratto: qardūtu; n.f. con valore di astratto: qarittu
qitrudu (agg.)
qurrudu (v.)
Per l’accadico qarrādu, il Chicago Assyrian Dictionary (=CAD) riporta come primo significato «hero» e come secondo «warrior»16, mentre più correttamente W. von Soden
nell’entrata del suo dizionario Akkadisches Handwörterbuch (= AHw) inserisce la traduzione
“eroe” («Held») solo al terzo posto dopo una resa letterale e neutra del termine come “molto
combattivo” e “guerriero” («sehr kriegerisch; Krieger»)17.
La sfera di appartenenza semantica di u r - s a ĝ e qarrādu / qurādu è quella della battaglia. Entrambi i termini possono riferirsi a una divinità, a un essere umano – sovente il sovrano – o ad altri esseri18. L’astratto di u r - s a ĝ , n a m - u r - s a ĝ , è una qualità fisica,
spesso in endiadi con n a m - k a l a g “forza, potenza, preminenza”. Con la significativa eccezione di Inanna / Ištar19, sono prerogative prettamente maschili. Entrambi i termini hanno
un valore neutro, essendo associati sia al protagonista che al suo antagonista, sia alla figura
positiva che a quella negativa, all’ “eroe” e al suo nemico. Nelle composizioni sumeriche e
accadiche, come per esempio il Lugal-e, sia Ninurta che Asag sono definiti ur-saĝ / qarrādu20
e con questi termini il dio definisce i nemici da lui sconfitti21. Nelle iscrizioni assire qarrādu
e altri termini derivati dalla radice *qrd sono impiegati per descrivere le truppe, sia proprie
che dei vinti22. Già da questa prima rassegna appare chiaro che il valore dei due termini è
neutro in quanto può riferirsi a esseri “positivi” (dio, sovrano, “eroe”) e “negativi” (mostri
caotici): la traduzione “eroe” può ben adattarsi in un contesto in cui agiscono i primi, ma non
certo in quello dei secondi23.
15
Documentato solo nella lista Malku I 31; vd. sotto.
CAD Q s.v. p. 140.
AHw s.v. p. 905. Si noti, tuttavia, l’oscillazione di von Soden nella traduzione dell’aggettivo e nei due astratti, in
uno dei quali è assente il termine “Held”; cfr. n. 7-8.
18
L’aggettivo qardu si trova occasionalmente usato in apposizione per descrivere le truppe, un animale, o il
“cuore/animo” (libbu) di un umano o di una divinità.
19
Non solo tutti i riferimenti in AHw e CAD alla forma femminile dell’aggettivo qardu (qarittu) sono riferiti alla
dea (e per estensione ad alcune delle sue ipostasi), ma la lista Malku offre l’equazione qa-rit-tu2 = dIštar (Malku
VIII, 109). Nota tuttavia la varietà degli antroponimi sumerici; cfr. n. 24.
20
«(Ninurta), il guerriero che sta retto in mezzo alla battaglia … (la terra) ha generato Asag, il guerriero che non
conosce la paura» ( u r - s a ĝ m e 3 - š e 3 t i - n a g u b - b u / qar-ra-du ša2 a-na ta-ha-zi da-ap-niš iz-za-az-zu …
u r - s a ĝ n i 2 n u - z u a 2 - s a g 3 m u - u n - š i - i b - t u - u d / a-na dMIN qar-ra-du la a-di-ri a-sak-ku u2-tal-lidšu, Lugal-e 4, 27).
21
«I guerrieri che ho catturato» (u r - s a ĝ d a b ( 5 ) - b a - ĝ u 1 0 / qarrādū ša akmû, Il ritorno di Ninurta a Nippur
(Angim) 158).
22
La maggior parte dei riferimenti citati dai dizionari sono tratti da iscrizioni assire. In questa rassegna generale non
si è potuto tenere conto della differenza tra le due lingue e dell’evoluzione del termine e del concetto a esso associato
nell’arco dei tre millenni di civiltà mesopotamica.
23
C’è da notare come nelle traduzioni dei testi la resa come “guerriero” tende ultimamente a prevalere, laddove nelle
trattazioni generali e discussioni l’uso di “eroe” è inveterato. Ciò deriva dalla palese incongruenza nell’uso del termine “eroe” che si dovrebbe fare se si segue una traduzione letterale e coerente dei termini.
16
17
110
L. Verderame
In conclusione, sia da un punto di vista di analisi letteraria, narratologica o storico-religiosa una traduzione quale “eroe” appare del tutto inadeguata. Data la nozione fortemente
connotativa di “eroe” nel suo senso classico e positiva in quello letterario, una traduzione
quale «prode, guerriero» per il sostantivo e «combattivo, prode, valoroso, belligerante» per
l’aggettivo è più adeguata e aderente al senso dei termini sumerico e accadico24.
1.1. Etimologia di u r - s a ĝ
Il termine sumerico u r - s a ĝ è composto dai due elementi u r e s a ĝ . Il secondo elemento
significa “testa” ed è usato nei composti con il senso di “in testa”, ovvero “primo, principale,
preminente”, come in d u m u - s a ĝ “figlio in testa”, ovvero “primogenito”. La costruzione
u r - s a ĝ ricalcherebbe quest’ultima e l’elemento discriminante sarebbe, dunque, il primo.
Questo, tuttavia, appare meno ovvio. Il termine u r , infatti, significa letteralmente “cane” e
l’interpretazione letterale di u r - s a ĝ come “cane in testa, principale” è quella generalmente
accettata dalla comunità assiriologica25. Va notato che il termine u r è uno degli elementi più
comuni nell’antroponimia sumerica, nella costruzione u r più nome divino (u r - d n a m m a ,
u r - d š a r a 2 , u r - d l a m m a , u r - d b a - U 2 , etc.). In questo caso il termine è interpretato
come “devoto”26, ma questo sarebbe un significato secondario derivato da “cane” 27.
1.2. Etimologia di qarrādu
Il termine accadico qarrādu è una formazione parrās-, un accrescitivo, da una radice verbale
*qrd. In base al contesto, AHw propone due distinte radici verbali. Un verbo qarādu, documentato in pochi casi e solo all’intensivo (D), con il significato di “essere combattivo” e da
cui deriverebbe qarrādu28. Un altro verbo qarādu, invece, sarebbe collegato all’idea di
“strappare i capelli o il pelo”29. Il CAD oltre ad accettare la divisione di AHw moltiplica le
interpretazioni per combinare le diverse attestazioni: propone due verbi qarādu, il primo di
significato incerto30 e l’altro legato all’idea di strappare la lana31. A questi si aggiunge una
terza radice verbale, legata all’idea di “eroe”, rubricata sotto la forma intensiva qurrudu32. A
24
La situazione appare ulteriormente complicata se si prendono in considerazione altre fonti. In alcuni testi amministrativi del Proto-Dinastico l’u r - s a ĝ sembrerebbe una professione. Nell’onomastica del terzo millennio, poi,
u r - s a ĝ è utilizzato anche in associazione con nomi di esseri femminili come, per esempio, “donna”, “madre”,
“regina/signora” (m u n u s - u r - s a ĝ , a m a - u r - s a ĝ , n i n - u r - s a ĝ ) o divinità femminili non direttamente associate con la guerra, come Sud (d s u d 3 - u r - s a ĝ ). Una ricerca sull’uso di u r - s a ĝ nelle fonti amministrative e
negli antroponimi del III millennio apre nuovi scenari interpretativi, ma per la sua estensione e per i limiti di questo
contributo deve essere rinviata a un prossimo studio.
25
Vd., per esempio, Cavigneaux - al Rawi 2000, 52, «Quant à l’ur-saĝ, le ‘héros’, il n'est étymologiquement qu'un
‘chien de tête’, un ‘chef de meute’; le junctus ur-saĝ est trop analogue à mas-saĝ, ùz-saĝ, employés également
comme epitheta ornantia, pour permettre d’en douter»; ulteriore bibliografia in Attinger 2021, 1114 n. 3559.
26
Non mi è noto alcuno studio in cui sia stato proposto, anche a livello ipotetico, di interpretare u r come una
variante fonetica di i r 1 1 “schiavo, servo”; cfr., tuttavia, Molina 2011, 563.
27
Cfr. Attinger 2021, 1114 n. 3559.
28
AHw sub qarādu II p. 902 «kriegerisch sein».
29
AHw sub qarādu I p. 901-902 «(Haar usw) ausreißen».
30
CAD Q sub qarādu A p. 126 «(mng. uncert.)».
31
CAD Q sub qarādu B p. 126 «to pluck wool».
32
CAD Q s.v. p. 320 «to make into a hero»; con due sole attestazioni!
Da guerriero a eroe nell’antica Mesopotamia
111
complicare le cose i due dizionari inseriscono rimandi a una presunta forma garādu e un
derivato gurrudu che non trovano poi riscontro in entrate specifiche33.
Morfologicamente i verbi distinti da AHw e CAD sono identici. Documentati alla coniugazione base (G) – principalmente allo stativo – e poi alla coniugazione D, non mostrano
evidenze morfologiche che ne giustifichino una differenziazione. Sorge, quindi, naturale la
domanda se non sia l’interpretazione moderna ad aver moltiplicato i significati e se, quindi,
queste forme verbali e i loro derivati distinti dai vocabolari non debbano essere ricollegate
tutte a un’originaria unica radice *qrd.
1.3. Il campo semantico di qarrādu
Le liste lessicali con le loro equazioni di parole sumeriche e accadiche ci offrono la possibilità
di approfondire i termini associati con u r - s a ĝ e qarrādu e quindi il campo semantico di
questi ultimi. Particolarmente ricche di informazioni sono le liste dei sinonimi accadici del I
millennio a.C.
Al principio della prima tavoletta della serie di sinonimi e parole semitico-occidentali
Malku si trova una sezione con diversi termini identificati con qarrādu. Quest’ultimo è preceduto da una sezione dedicata al sovrano (šarru), al signore (bēlu), alla signora e alla regina
(bēltu, šarratu), al principe (rubû), al notabile (kabtu). Dopo due entrate associate a un’altra
formazione di *qrd (qitrudu), segue la sezione con i sinonimi di “forte, potente” (dannu).
Un’altra versione di questa lista, Malku I exp., comincia con i sinonimi ed equivalenti in altre
lingue dei termini bēlu / bēltu “signore / signora” e rubû “principe”, ma la sezione con
qarrādu si trova spostata molto più in là.
Malku I
22 ˹ša˺-nun-du qar-ra-du
23 ˹ur˺-ša2-nu MIN
MIN
24 ka-šu-šu
MIN
25 a-li-lu
26 pi-ia-a-˹mu˺ MIN
27 al-lal-lu
MIN
28 ma-am-lum MIN
MIN
29 e-tel-lum
30 ša-ga-pi-ru MIN
31 taq-ri-du
qit-ru-du
32 ša2-ka-du
MIN
An = šamû I
39 a-li-lu
40 ur-ša2-nu
qar-ra-du
MIN
Malku I exp.
95 ša-nu-du
qar-ra-˹du˺
MIN
96 ur-ša-nu
MIN
97 ur-su-nu
MIN
98 qar-du
MIN
99 qar-ra-du
100 qu₂-ra-a-du MIN
101 pi-ia-a-mu MIN
MIN
102 da-ap-nu
MIN
103 da-at-nu
104 al-˹tar˺-ru MIN
105 it-pu-šum
MIN
106 bi-i-ru
MIN
107 ka-as-su-su MIN
MIN
108 mu-tu
109 a-ru-um
MIN
33
CAD Q sub gardu p. 50 riporta due termini: un aggettivo di difficile interpretazione e un sostantivo inteso come
«(a military class or profession)». Quest’ultimo, documentato nel periodo tardo-babilonese, è interpretato come un
prestito dal persiano; si noti, tuttavia, che già nelle fonti del terzo millennio u r - s a ĝ è una professione (cfr. n. 24)
e che la grafia ga-ar-du potrebbe essere una variante fonetica o grafica tarda di qardu.
112
41
42
43
44
45
46
L. Verderame
mu-tu2
ka-ru-bu
ka-šu-zu
šal-ba-bu
muq-tab-lu
ka-šu-šu
110 ka-šu-˹šu˺
111 [...]
MIN
MIN
MIN
MIN
MIN
MIN
ālilu
allallû
al-tar-ru
a-ru-um
bi-i-ru
dapnu
datnu
etellu
etpušu
karūbu
ka-šu-zu
kassūsu
kašūšu
mamlu
muqtablu
mutu
pijān/mu
šagapīru
šalbābu
šanundu / šanūdu
uršānu / ursunu
Malku I
25
27
29
24
28
26
30
22
23
Malku I exp.
MIN
MIN
An = šamû I
39
104
109
106
102
103
105
107
110
108
101
95
96
42
43
46
45
41
44
40
Tab. 1 Sinonimi di qarrādu riportati dalle liste Malku I, Malku I exp., An = šamû I
I termini che si riscontrano in tutte e tre le liste e si trovano sempre al primo posto sono
uršānu / ursunu e kašūšu. A questi si può aggiungere šanundu / šanūdu, che si trova al primo
posto in Malku I e Malku I exp., ma è assente in An = šamû I.
- šanūdu, šanundu e altre varianti sono una formazione nominale Š (ša/uprusu)
dal verbo nâdu “pregare, lodare”34. Nelle liste il termine è associato anche con
awīlu “uomo” e rubû “principe” e nell’innologia si trova spesso in relazione con
qarrādu35.
34
35
CAD N1 s.v. pp. 101-104.
Cfr. la sezione bilingue in CAD N1 s.v. p. 101.
Da guerriero a eroe nell’antica Mesopotamia
113
uršānu è l’accadianizzazione del sumerico u r - s a ĝ 36, da cui è derivato anche
un astratto, uršānūtu37. La grafia ur-su-nu in Malku I exp. 97 può essere considerata come una variante.
- kašūšu è generalmente interpretato come un termine per arma divina o l’effetto
di un attacco distruttivo della divinità38. La forma verbale della radice cui è associato, kašāšu, indica, invece, un rapporto di supremazia, controllo e dominio39.
Il termine riportato nelle tre liste e associato a u r - s a ĝ difficilmente può indicare un’arma divina e, più probabilmente, va inteso nella sua accezione originaria di prevalenza e supremazia (“irresistibile, dirompente”?).
La lista Malku I aggiunge ālilu40, allallû, etellu, mamlu; oltre ai due termini di difficile
interpretazione pijānu41 e šagapīru42.
- ālilu43 e allallû44 sono legati ad alālu “(canto di lavoro, urlo o grido di gioia)” e al
verbo alālu che indica un atto verbale (gridare, urlare, esaltare, cantare)45. Entrambi
si trovano in apposizione a divinità dai tratti guerrieri (Adad, Girra, Ištar, Marduk,
Nergal, Ninurta, Zababa), mentre ālilu può descrivere anche i sovrani e i soldati,
anche in questo caso, come per u r - s a ĝ e qarrādu, sia propri che nemici.
- etellu, di cui è documentata una forma astratta (etellūtu), è un termine comune ed
esprime un concetto di preminenza e signoria, per cui spesso è tradotto come “principe, signore”46. I dizionari non forniscono alcuna informazione circa la radice, ma,
sia da un punto di vista di morfologia che di significato, si potrebbe avanzare l’ipotesi che sia una costruzione da elû “andare sopra, sorgere”.
- mamlu, di cui è nota una forma astratta (mamlūtu), ma non l’etimologia, si trova
riferito principalmente a divinità dai tratti guerrieri (Marduk, Nergal, Ninurta, Zababa). Oltre che con qarrādu, nelle liste è spesso associato a rābû “grande” e rubû
“principe”. CAD non propone un’etimologia e traduce genericamente «hero, noble,
mighty»47, pur collegando il termine a ummulu, «1. scintillating, 2. nervous, confused»48; quest’ultimo si trova, con un’unica eccezione, sempre associato ai corpi celesti e CAD ne propone, in via ipotetica, una derivazione da (w)amālu “essere
36
CAD U sub uršānu A p. 250; uršānu è anche il nome di un uccello, forse un tipo di piccione (CAD U sub uršānu
B p. 250-251).
37
CAD U sub uršānūtu p. 251.
38
AHw s.v. pp. 463-463 «eine Götterwaffe»; CAD K s.v. p. 296-297 «1. overpowering divine weapon, 2.
annihilation, crushing defeat» e aggiunge «The word denotes, somewhat like abūbu, an event and the divine tool
(weapon) which produces it».
39
CAD K sub kašāšu A p. 286 «to exact services for a debt or fine, to hold sway, to master»; AHw p. 462 distingue
due radici apprentemente simili nel significato «in die Gewalt bekommen» (I) e «massig werden» (II).
40
Presente anche in An = šamû I 39.
41
Nella forma pijāmu in Malku exp. I 101.
42
In CT 18, 27: i 24, šagapīru è associato con etellu.
43
AHw sub alīlu p. 36 « gewaltig o.ä.»; CAD A1 s.v. pp. 348-349 «brave one, warrior».
44
AHw sub allalu p. 37 «gewaltig o.ä.»; CAD A1 s.v. pp. 353-354 «brave one».
45
Per alālu e la sua forma divinizzata vd., da ultimo, Ceravolo - Verderame 2023, 54.
46
AHw s.v. p. 260 «Herrscher, Fürst»; CAD E s.v. pp. 381-383 «prince, lord».
47
CAD M1 s.v. p. 195.
48
CAD U s.v. pp. 133-134.
114
L. Verderame
nervoso, agitato; scintillare (D)”. AHw interpreta mamlu come una forma aggettivale da mamlu e, in via ipotetica, propone la traduzione «ungestüm im Kampf»49.
Va notato che, riferendosi alle divinità, mamlu potrebbe rientrare in quella serie di
termini che esprimono la manifestazione luminosa del divino, a cominciare dal melammu.
Nella sezione successiva qitrudu è associato a taqrīdu e šakadu, due hapax, il primo dei
quali è un’altra chiara formazione dalla radice *qrd (taprīsu).
Oltre alla sezione con derivati della radice *qrd (qardu, qarrādu, qurādu; ll. 98-100) Malku
I exp. riporta una serie di termini che, con l’eccezione di mutu, sono assenti dalle altre due:
- da-at-nu (datnu) è un hapax (errore per da-ap-nu?);
- a-ru-um e bi-i-ru possono rendere diversi termini accadici nessuno dei quali ha
una connessione apparente con gli aspetti qui discussi. Tra i diversi significati
attribuiti al termine ajaru (“fiore, rosetta; (?); (nome del secondo mese”), di
cui a-ru-um potrebbe essere una variante (āru), i dizionari ne distinguono
uno con il valore di “giovane uomo”50, basato unicamente sulle attestazioni
di Malku I e Malku I exp., dove il termine, oltre che a qarrādu, è associato a
zik(a)ru “maschio”, eṭlu “giovane, maschio maturo”, māru “figlio” e zēru
“seme”51. In AHw von Soden propone un’origine semitico-occidentale del
termine, mentre CAD riporta anche dei nomi di persona paleo-accadici e medio-babilonesi, per i quali, tuttavia, non vi è alcuna certezza che il significato
sia quello di “giovane uomo” e non un altro tra quelli dei vari ajaru/āru.
- al-tar-ru è scritto in lacuna (al-˹tar˺-ru) e, anche se correttamente letto, altarru,
costituisce un hapax. A livello puramente ipotetico si potrebbe avanzare un prestito sumerico (altarrû) da mettere in relazione con dāpinu/dapnu, reso dal
sumerogramma U4.AL.TAR52, discusso più sotto.
- dapnu, variante di dāpinu, è un aggettivo legato alla sfera della lotta e dell’aggressività53, usato in apposizione a divinità e a sovrani, così come anche ad altri
esseri, come Huwawa e Lamaštu. dU4.AL.TAR / dāpinu è anche uno dei nomi di
Giove54.
- etpušu è una forma di epēšu “fare”; è generalmente tradotto come “capace, abile,
esperto”55 o anche “saggio” perché usualmente associato a termini legati alla
capacità e alla conoscenza (hasīsu, hassu, le’u, mudû).
- ka(s)sūsu è il nome di un tipo di falco56.
49
AHw s.v. p. 600.
AHw sub ajjaru p. 25 «junger Mann»; «gewaltig (?)»; CAD A1 sub ajaru D p. 230 «young man».
51
Cfr. la sezione lessicale in CAD A1 sub ajaru D p. 230.
52
Cfr. i passi u 4 - a l - t a r - g i n 7 / ki-ma u4-me da-pa-ni «come una tempesta violenta» (Esaltazione di Inanna/Ištar
11-12) e u 4 a l - t a r / u4-mu da-pi-nu «tempesta violenta» (4R 27, 4: 48 e 50).
53
AHw sub dapinu p. 162 «gewaltig (?)»; CAD D s.v. pp. 104-105 «heroic, martial, ferocious».
54
Verderame 2010. Le esegesi dei testi astrologici offrono le equazioni dU4.AL.TAR = dāpinu = Šulpa’e’a = Marduk
(associazioni anche con Nušku e Nabû); vd. Gössmann 1950, 34, Kurtik 2007, 104-105.
55
AHw sub itpēšu p. 404 «erfahren, tüchtig»; CAD I sub itpēšu p. 299 «wise, expert».
56
AHw s.v. p. 404 «erfahren, tüchtig»; CAD K sub kassūsu p. 454 «(Jagd-)Falke».
50
Da guerriero a eroe nell’antica Mesopotamia
115
Il significato principale di mutu57 è “marito, sposo”, ma ha anche un valore più
ampio legato alla virilità58. In Malku I exp. 65 e 108 il termine è fatto corrispondere a zik(a)ru “maschio” e a eṭlu “giovane”.
La lista An = šamû I, oltre ai termini ālilu e mutu, in comune, rispettivamente, con Malku
I e Malku I exp., riporta i seguenti termini:
- karūbu, dal verbo karābu “benedire”, indica una persona onorata59;
- ka-šu-zu è un hapax;
- muqtablu è una formazione dalla radice *qbl da cui qablu “battaglia” e indica il
combattente e guerriero60;
- šalbābu61 “furioso” è una formazione dalla radice *lbb e dal verbo labābu “arrabbiarsi”.
I termini discussi in questa sezione, lungi dall’essere termini dotti o artificiali limitati alle
raccolte lessicografiche, si trovano spesso impiegati nei testi letterari e nelle iscrizioni reali,
come, per esempio, in un passo dell’epopea di Tukultī-Ninurta I dove troviamo la sequenza
dāpinu, mutu e uršannu: «Danzavano nell’affilatezza delle armi il valoroso, il prode, il guerriero»62.
2. PELOSITÀ E ANIMALI
Come si è visto più sopra (§1.2) i dizionari distinguono diverse forme derivate da distinte
radici *qrd. Se si esclude l’ampia varietà di forme di *qrd legate alla sfera semantica dello
scontro e della battaglia, il cui senso è principalmente desunto dal contesto d’uso, l’unica
radice con etimologia certa è quella che ricollega *qrd all’atto di perdere o rimuovere i peli.
Il termine qerdu si trova in apposizione a quello per lana e indica una qualità o tipologia di
quest’ultima. La proposta di interpretare qerdu come lana strappata o tosata avanzata da von
Soden è accettata da tutti i dizionari63. Va notato, tuttavia, che fino all’età del ferro e all’introduzione delle cesoie da tosatura, quest’ultima è sempre effettuata a strappo64, per cui non
si comprende quale sarebbe la funzione connotativa di qerdu in tal senso.
Cavigneaux, pur interpretando il verbo accadico come «“arracher” (les touffes de poil)»,
collega *qrd ad altre radici semitiche, documentate in ebraico e arabo, che cominciano con
le radicali Q/KR… e che sono legate all’idea di fare a pezzi65.
Altri termini derivati da *qrd sono ricollegabili all’ambito di peli e capelli. Il termine
qurrudu si trova in testi medici in relazione alla testa e ai capelli ed è attestato come nome di
57
Presente anche in An = šamû I 41.
AHw s.v. pp. 690-691 «(Ehe-)Mann»; CAD M2 s.v. pp. 313-316 «1. husband, 2. man, warrior».
AHw s.v. p. 453 «ehrfurchtsvoll gegrüßt»; CAD K s.v. p. 240 « honored person».
60
AHw s.v. p. 675 «Kämpfer»; CAD M2 s.v. pp. 214-215 «fighter, warrior».
61
AHw s.v. p. 1147 «ein Titel Marduks»; CAD Š1 s.v. p. 241 «1. furious, raging, 2. wise». Alcune equazioni con
termini per saggezza nelle liste lessicali sembrano giustificare il secondo significato riportato nel CAD.
62
[i]m-me-el-lu-ma ina še-eh-lu-ti GIŠ.TUKUL.MEŠ da-pi-nu mu-tu ur-ša2-an-nu, Epopea di Tukultī-Ninurta I V A
49’.
63
von Soden 1957, 135-136.
64
Cfr. Breniquet 2014, 65.
65
Cavigneaux – al-Rawi 2000, 52.
58
59
116
L. Verderame
persona, da cui l’interpretazione di “perdita di capelli, calvizie”66 o, forse, qualcosa di più
specifico come l’alopecia. Qurrudu è documentato anche come nome di persona o soprannome, “calvo(?)”.
L’associazione tra bellicosità e pelosità è cosa ben nota nelle più svariate culture67. Il
controllo dei peli e dei capelli, la foggia, la proibizione di rasarsi o, al contrario, la repulsione
e la pratica dell’epilazione fanno tutte parti del processo di costruzione socio-culturale
dell’individuo (antropopoiesi). Alcune società possono classificarsi come tricofile o tricofobe. Gli iniziati, i segregati, i membri di caste o società, e specifici settori della comunità, o
anche individui soggetti a temporanei stati particolari (guerra, lutto, etc.) presentano una foggia specifica e distintiva. Tra questi i guerrieri sono quelli che hanno nelle nostre fonti un
rilievo maggiore.
Il caso di Sansone, sul «cui capo non dovrà passare il rasoio perché (è consacrato come)
nazireo a Dio» (Giudici 13, 5)68 è ben noto e numerosi paralleli da altre tradizioni possono
essere riportati, come per esempio la foggia dei capelli dei Germani e, in particolare, la treccia
(“nodo”) dei Suebi descritto da Tacito e ora documentato dalle mummie rinvenute nelle paludi dello Schleswig-Holstein. Nel caso di Sansone il racconto biblico crea una relazione
diretta tra i capelli e la sua forza, tant’è che quando questi vengono tagliati con l’inganno,
Sansone rimane impotente. Va sottolineato, tuttavia, che quest’ultima associazione, benché
diffusa, non è universale. In altri contesti la rasatura o altri tipi di tagli o acconciature di
capelli e peli facciali marcano lo status di guerriero69.
L’associazione più naturale e forse l’origine stessa della relazione tra peli/capelli e forza
è da ricondurre a un’assimilazione al mondo animale. La cultura prevede un controllo dei
peli, per cui l’“altro” è classificato come non-civilizzato proprio per il suo non-controllo dei
peli e altre sue caratteristiche animalesche70. Tuttavia, queste proprietà animalesche ritornano
come utili in determinati momenti, legati, in particolare, a stati d’eccezione. Essi evocano in
particolare l’incontrollato e quindi anche la forza e la potenza eccezionale. Il re
mesopotamico nelle sue metafore guerriere evoca figure di animali selvatici e non certo di
quelli domestici e lo stesso fanno, per esempio, i rituali per la potenza maschile (ša3-zi-ga),
solo per citare dei casi mesopotamici.
La forza bellica e il furore della battaglia costituiscono appunto uno stato di eccezione.
Da qui non solo la pratica diffusa – ma ribadiamo non universale – di portare i capelli lunghi,
ma anche di indossare pelli di animali. Le descrizioni dei berserkr germanici, i guerrieri presi
dal “furore” della guerra71, insistono su pelosità e animalità: il loro nome può essere ricollegato a una radice che significa “nudo” o “orso” e, più esplicitamente, si descrivono come
coperti da pelli d’orso, fino a ritenere che fossero posseduti dallo spirito dell’animale o che,
in guerra, si trasformassero in veri e propri orsi. Allo stesso modo si possono ricordare gli
Úlfheðnar («vestiti di lupo») della tradizione norrena o i Velites dell’esercito romano.
66
CAD Q s.v. p. 319 « with hair falling out in tufts»; CAD cita (CAD G s.v. gurrudu «(bald)»).
Esistono diversi studi monografici o collettivi sull’argomento. Tra quelli che presentano una prospettiva etnografica ma con un’impostazione storica vd. Bromberger 2015.
68
ִ֛הים ִיְה ֶ֥יה ַה ַ֖נַּﬠר ִמן־ַהָ֑בֶּטןûוּמוָֹר֙ה ל ֹא־ַיֲﬠֶ֣לה ַﬠל־ר ֹא֔שׁוֹ ִֽכּי־ ְנ ִ֧זיר ֱא.
69
Vd. Bromberger 2015, in particolare il primo capitolo.
70
Per alcuni aspetti legati ad alterità e animalità vd. Verderame 2023.
71
Per la relazione di u r - s a ĝ / qarrādu, qurādu con la furia cfr. n. 61 e l’equazione con šalbābu “furioso” (§1.3).
67
Da guerriero a eroe nell’antica Mesopotamia
117
L’antica Mesopotamia offre una serie interessante di esempi in tal senso. I più espliciti,
probabilmente, riguardano alcuni dei protagonisti dell’epopea di Gilgameš. Enkidu, l’“uomo
selvaggio”, che vive nella steppa con gli animali e si comporta come questi e come questi ha
il corpo coperto di peli e i capelli lunghi.
Abbondante di pelo era l’intero suo corpo,
i capelli acconciati come una donna,
i ciuffi dei suoi capelli crescevano abbondanti come (spighe) di cereali,
non conosceva popolo né paese.
Era coperto di pelo (lit. vestito di una veste come Šakkan),
mangiava l’erba come le gazzelle,
con il bestiame andava ad abbeverarsi (lit. nutrirsi) alle pozze d’acqua,
il suo cuore era lieto per l’acqua assieme alle bestie.
Epopea di Gilgameš I 105-112
La forza eccezionale di Enkidu è legata alla sua animalità. Dopo il primo passo verso la
“civilizzazione”, ovvero il sesso con la prostituta, Enkidu ne perderà un po’. Infatti, quando
cerca di ritornare ai suoi animali non riesce più a stargli dietro ed essi rifuggono da lui. Il
successivo passo verso la “civilizzazione” riguarda proprio i peli: al villaggio dei cacciatori
Enkidu sarà rasato, unto e vestito. La forza “eccezionale”, come altre caratteristiche dell’alterità di Enkidu72, sono collegate alla sua origine e alla relazione con la sfera animale e rimarranno una cifra del personaggio nell’epopea. Nonostante la sua “civilizzazione” la forza
di Enkidu gli permetterà non solo di affrontare ma anche di tenere testa, e forse vincere,
Gilgameš.
Alla stessa maniera, Huwawa, il temibile e potente guardiano della foresta dei cedri, è
caratterizzato da tratti animaleschi, con una particolare enfasi sulla sua pelosità. Questi emergono non tanto dalle fonti scritte, ma da quelle iconografiche. Nelle placche di argilla del
periodo paleo-babilonese Huwawa è rappresentato sempre con un pelo talmente fluente, che
i tratti del volto scompaiono e la capigliatura abbondante è sempre marcata. Nelle scene che
riproducono la sua decapitazione Huwawa è retto per i capelli e, a volte, per la barba, sempre
rappresentati molto fluenti.
È, tuttavia, il confronto con Gilgameš che sottolinea la relazione tra civilizzato / noncivilizzato e le caratteristiche della forza “eccezionale”, animale quella di Enkidu, semidivina quella di Gilgameš. È la stessa composizione a tessere continuamente dei paragoni tra
Enkidu e Gilgameš.
L’uomo (Enkidu) – com’è simile a Gilgameš nelle sue fattezze,
alto di statura (lit. fattezze),
deve essere Enkidu, colui che è stato generato sulla montagna,
la sua forza è potente come il legamento di An.
Epopea di Gilgameš II 40-43
72
Per le caratteristiche “femminili” e le proprietà divinatorie di Enkidu vd. Verderame 2020a.
118
L. Verderame
La descrizione di Gilgameš, oltre che sulle sue fattezze e dimensioni, insiste sui suoi peli
facciali. Le sue guance sono coperte da una barba scura e brillante come il lapislazuli e le sue
ciocche di capelli sono abbondanti come (spighe) di cereali. Quest’ultima frase è identica a
quella utilizzata per descrivere Enkidu. La differenza nella descrizione di Enkidu riguarda
un’eccessività incontrollata e una foggia non mascolina: i peli coprono il suo intero corpo
come un vestito e i suoi capelli sono acconciati come quelli di una donna.
L’iconografia del terzo millennio ci offre anche un’importante associazione tra una capigliatura lunga e raccolta opposta alla rasatura completa del volto e del capo. Molte statue
di sovrani sono rappresentate appunto completamente glabre e così alcune rappresentazioni.
Molte di queste appartengono sicuramente a un contesto cultuale per il quale la rasatura completa e la nudità costituiscono la forma corretta di porsi davanti alla divinità. Le scene belliche, al contrario, ci presentano il sovrano con una capigliatura fluente raccolta in una
crocchia, come si vede, per esempio, sulla Stele degli Avvoltoi o sull’elmo di Meskalamdug.
Non stupisce dunque una possibile associazione tra il concetto di bellicoso e valoroso
veicolato da una possibile radice *qrd legata alla sfera semantica del pelo. Va ricordato, infatti, che il sumerico ha un’unica parola ( s i g 2 ) per indicare il pelo animale e umano, la lana
e i capelli, e che, sebbene l’accadico distingua diversi termini, potrebbe, invece, avere un
lessico più limitato per quanto riguarda le forme verbali.
3. (AS)SALTI, URLA E ALTRE CARATTERISTICHE GUERRIERE
Le liste lessicali e i testi bilingui riportano per l’accadico qarrādu e gli altri derivati della
radice *qrd ulteriori associazioni con termini sumerici che ampliano e definiscono il campo
semantico e culturale dei termini e concetti espressi e associati a qarrādu. I tre termini sumerici sono g u d / g u 4 - u d , g u 3 - m u r - a k , a n - g a r 3 / g a r 3 - a n , che rientrano rispettivamente nella sfera del movimento del corpo e dell’emissione di suoni.
3.1. (As)saltatore
La lista di segni del I millennio Ea, propone l’associazione del segno GUD, con lettura g u 4 u d , con qarrādu73. Altre liste confermano questa corrispondenza74, ma più interessanti sono
le contemporanee composizioni bilingui, a partire dall’iscrizione reale di Nabucodonosor I
dove troviamo l’accadico qardu per g u 4 - u d (o viceversa), g u 4 - u d d a s a r - r i - k e 4 /
AMAR.UTU qar-du «il valoroso Asarri/Marduk»75.
73
g u d g u 4 - u d GUD qar-ra-du, Ea IV, 136 (MSL 14, 360).
Igi-du8 I, 87-88; Idu II, 213-214; Sb I, 248; cfr. la sezione lessicale in CAD Q sub qarrādu pp. 140-141.
75
Nabucodonosor I 9: 34-35. Cfr. anche un manoscritto frammentario della Esaltazione di Inanna/Ištar, dove troviamo gu 4 - u d - gu 4 - u d / qar-ra-di (1880-7-19, 281: r. 2’).
74
Da guerriero a eroe nell’antica Mesopotamia
119
3.1.1. Liturgie bilingui del periodo ellenistico (SBH)
Un lotto di testi liturgici dalla Babilonia ellenistica76 offre ulteriori spunti di riflessione su
qarrādu e i corrispettivi sumerici, in particolare g u d / g u 4 - u d 77.
Il testo SBH 18 è una composizione balaĝ incompleta, incentrata sulla figura del guerriero
(qarrādu). Dopo l’introduzione «Secondo la parola del signore/Bel e della mia signora,
salve»78, il testo principia con il passo bilingue dove g u 4 - u d è reso con qarrādu (o viceversa).
[gu4]-ud nim-kur-ra mu-lu ta-zu [mu-un-zu]
qar-ra-du ša2-qu-u ša2 ma-a-tu2 gat-tuk man-nu i-˹lam˺-[mad]
Sum. Guerriero elevato della montagna/paese – chi può conoscere la tua persona?
Acc. Guerriero elevato del paese – chi può conoscere la tua forma?
(SBH 18, r. 1-2)
La seconda linea ripete la prima, senza la resa accadica, ma con l’aggiunta in principio di
a l i m “bisonte” oppure “notabile”:
˹alim˺-ma gu4-ud nim-kur-ra mu-lu
Notabile, guerriero elevato della montagna/paese – chi può conoscere la tua persona?
(SBH 18, r. 3)
Il testo prosegue per ventidue linee, solo in sumerico, con l’alternanza di a l i m - m a e u r s a ĝ - g a l , spesso seguiti da u m u n (forma eme-sal di e n “signore”), e un nome di luogo.
˹alim˺-ma umun an uraš-a
ur-saĝ-gal umun e2-[ninnu]
alim-ma ibila e2-šar2-[ra]
ur-saĝ-gal umun e2-šu-me-[ša4]
Notabile, signore del cielo e della terra – chi può conoscere la tua persona?
Grande guerriero, signore dell’E[ninnu] – chi può conoscere la tua persona?
Notabile, primogenito dell’Ešarra – chi può conoscere la tua persona?
Grande guerriero, signore dell’Ešume[ša] – chi può conoscere la tua persona?
(SBH 18, r. 6-9)
Allo stesso modo la liturgia per Nergal SBH 9, alterna u r - s a ĝ a g u d nella versione
sumerica, cui corrisponde sempre qarrādu in quella accadica.
76
Questi testi noti con l’abbreviazione SBH, dalla pubblicazione di Reisner 1896, sono disponibili in trascrizione e
traduzione alla pagina del progetto Bilinguals in Late Mesopotamian Scholarship su ORACC.
77
Nei passi che seguono g u d / g u 4 - u d è tradotto come “guerriero”; le valenze originarie del termine sumerico e
dei suoi corrispettivi accadici legati al concetto di “saltare” e “assaltare” sono discussi più sotto (§3.1.3-3.1.5).
78
[ina a-mat] ˹dEN˺ u dGAŠAN-ia2 lis-lim, b. sup. 1.
120
L. Verderame
ur-saĝ umun-irigal-la bu5-bu5-am3 ai-bi2 nu-bar-bar-re
qar-rad dU.GUR it-ta-na-aš2-rab-biṭ i-ni ul ip-pal-la-as
a-a ˹bu-bu˺ agud-da a-a-re im-DU
a-[...]-UNUG-KI-GAL mut-taš-rab-bi-iṭ qar-rad ut-ta-aʾ-ad
˹ur-saĝ umun-irigal˺-la agud-
˹dmes˺-lam-ta-e3-a agud-
˹ŠU2˺ AB2×(ME.EN) DAB [gud-da] a-a-˹re˺ im-DU agud
a-ša3-ba-ke4
˹qar˺-rad ut-ta-aʾ-ad ina qe2-reb ma-a-tu2
˹a˺
gud-d[a a-a-re] im-DU asi-mul-an-na-ke4e
qar-[rad ut-ta-a]ʾ-ad nu-ur2 mut-ta-an-bi-ṭu ša2 ša2-me-e
Sum./Acc. Il guerriero, Nergal, vaga continuamente, nessuno può fissarvi sopra l’occhio.
Sum. Al padre, a colui che vaga continuamente, al guerriero invia una preghiera.
Acc. […], colui che vaga continuamente, il guerriero che è invocato.
Sum. […] al guerriero, Nergal, al guerriero invia una preghiera.
Sum. a Meslata’e’a, al guerriero invia una preghiera.
Sum. …. [al guerriero] invia una preghiera – guerriero del paese.
Acc. Il guerriero che è invocato nel centro del paese.
Sum. Al guerriero [invia una preghiera] – corno splendente del cielo.
Acc. Il guerriero che è invocato – luce splendente del cielo.
(SBH 9, r. 36-41, v. 6-9)
L’espressione g u d - a 2 - n u n - g i 4 , letteralmente “guerriero che ritorna il nobile braccio”, resa con l’accadico qarrādu ša lā imahharū “guerriero senza pari”, riferito sempre a
Nergal, si trova sia in SBH 9 che in in SBH 10, un’altra liturgia per Nergal.
gud-a2-nun-gi4 kur-ra ša-
qar-rad ša2 la im-
Sum. Che (Inanna) esalti79 il guerriero che ritorna il nobile braccio/fianco ne/degli
Inferi.
Acc. Guerriero che non ha pari […].
(SBH 9, v. 28-29)
gud-a2-nun-gu4-a2 kur-ra ša-
qar-rad ša2 la im-mah-har ša2 KUR ša2-qa-at
79
Il sumerico u 5 indica l’atto di cavalcare o condurre un carro o una barca; poiché nelle righe precedenti è menzionata Inanna, molti traduttori preferiscono intendere il passo come un riferimento sessuale e tradurre “montare”; così,
per esempio, nel Bilinguals in Late Mesopotamian Scholarship in ORACC. Tuttavia, un altro testo ellenistico da
Babilonia ci offre l’equazione g u 4 - d a - u 5 - a = qar-ra-du ša2-qu-u (SBH p. 137 IV, 54-55). Il significato “e./d.
elevato” di šāqû ci sembra meglio adattarsi al contenuto dell’inno di esaltazione di una divinità infera.
Da guerriero a eroe nell’antica Mesopotamia
121
Sum. Che (Inanna) esalti il guerriero che ritorna il nobile braccio/fianco ne/degli Inferi.
Acc. Gurriero che non ha pari, dell’alta montagna, (Inanna) ti esalti.
(SBH 10, v. 12-13)
In SBH 10, oltre all’alternanza u r - s a ĝ / g u d per rendere qarrādu, si trova una sezione
(r. 41-64) dove al nome o epiteto del dio segue la frase g u d - d a a - a - r e i m - D U . Per
quanto di difficile interpretazione a - a - r e i m - D U indica un’espressione di lode o esaltazione, resa in accadico da una forma intensiva (ut-ta-aʾ-ad) di nâdu “pregare, lodare”. L’interpretazione del primo elemento può, invece, variare tra i due principali valori di GUD, g u 4
“bue” e g u d “saltante”. Che lo stesso testo giochi tra questi due significati resi possibili dal
medesimo ideogramma è dimostrato dal riferimento al “campo” e al “corno” (r. 64 e 66), da
una parte, e dalla resa con l’accadico qarrādu, dall’altra.
3.1.2. Il guerriero “divinizzato”
Nelle liste divine si trova in due occasioni il termine qarrādu o il suo corrispettivo sumerico
preceduto dal determinativo divino. Si potrebbe avanzare la traduzione, in via ipotetica, di
“guerriero divino”. In entrambi i casi l’equazione è fatta con g u d 80 e si trova alla fine di
una sezione che riporta nomi ed epiteti di Nergal:
g u d g u ₄ - u d- g u ₄ - u dg u d = dqar-ra-du (CT 25, pl. 36: v. i 25')
g u d g u - u d- g u - u dg u d = qar-ra-du (CT 25, pl. 35: v. i 19')
Il guerriero “divinizzato” ricorre anche in un manoscritto da Assur del Silbenvokabular
Sa dove si trova l’equazione a n - g a r 3 = d30, qarrādu, dqarrādu81.
3.1.3. g u d / g u 4 - u d = šahāṭu “saltare”
Nella lista standard Ea, l’equazione g u 4 - u d = šahāṭu segue quella di qarrādu82 e in una
copia neo-babilonese della medesima lista šahāṭu è inserito nella stessa linea di qarrādu83.
Nelle liste lessicali la più frequente associazione di g u 4 - u d è proprio con l’accadico šahāṭu
“saltare”84 e šihṭu “saltante” e nei testi accadici questi sono spesso resi mediante il sumerogramma GU4.UD. L’equazione g u 4 - u d = šahāṭu/šihṭu ben rende l’originario significato del
sumerico g u d / g u 4 - u d usualmente tradotto, probabilmente per l’influenza dell’equazione con šahāṭu, proprio con “saltare”85.
80
Per la ripetizione del sumerogramma e il significato vd. sotto.
Vd. sotto.
82
Ea IV, 137 (MSL 14, 360).
83
g u d ˹ g u ₄ ˺ - u d GUD MIN(gu-ut-tu) ˹qar˺-ra-du : ša2-ha-˹ṭu˺; AJSL 33, 170-171 ii 53.
84
Vd. n. 86.
85
ePSD sub g u d «to jump (on); to attack; to escape; to dance; hero, warrior»; Attinger 2021, 432 «sauter, danser,
gambader, bondir de-ci, trembler».
81
122
L. Verderame
Il significato base di šahāṭu è quello di “saltare”86, riferito sia a uomini che ad animali,
ma nonostante questo senso generale, per il contesto se ne delinea uno più specifico legato
all’idea di aggressione inteso come “saltare addosso” a una preda o a un nemico e quindi
“assaltare, attaccare”87.
È questo significato derivato che caratterizza i costrutti nominali della radice *šhṭ. In
particolare, se si esclude l’associazione a Mercurio88 e il riferimento al sorgere di corpi celesti
(šihiṭ šamši “sorgere del sole”), il contesto d’uso di šihṭu è principalmente bellico con il significato generale di attacco/assalto di un guerriero, di un animale, di un demone89. Il participio šāhiṭu è documentato per il paleo-babilonese come espressione per una persona che
compie un attacco o un’incursione90.
3.1.4. Mercurio il “saltante” (šihṭu)
Altri significati derivati di šahāṭu sono quelli di “fuggire”, e “muoversi qua e là, spasmodicamente” riferito sia a persona e animali, ma soprattutto a parti del corpo. È quest’ultimo
significato all’origine del nome accadico del pianeta Mercurio, šihṭu. Il sumerogramma
corrispondente è d/mulGU4.UD e mulUDU.IDIM.GU4.UD. Quest’ultimo, oltre che da GU4.UD, è composto da UDU.IDIM, accadico bibbu, che indica la pecora selvatica e, in senso traslato, i pianeti, così chiamati per il loro moto “irregolare” rispetto a quello delle stelle fisse91. In
particolare, Mercurio è chiamato “pecora selvatica che salta / il saltante”
(mulUDU.IDIM.GU4.UD / šihṭu) ed è costruito in opposizione a “pecora selvatica costante / il
costante” (mulUDU.IDIM.SAG.UŠ / kajjamānu), nome di Saturno, a voler sottolineare la visibilità e il procedere irregolare del primo e più lento e costante del secondo.
L’associazione tra qarrādu e šihṭu è concettuale oltre che lessicografica. Il pianeta Mercurio è, infatti, identificato con il dio Ninurta92 e non sorprende l’oroscopo tardo-babilonese
per un bambino che nasce al momento del sorgere di Mercurio che prevede come sue caratteristiche bellicosità e forza: «(Se) un bambino nasce quando sorge il Saltante (Mercurio):
sarà unico, valoroso, principesco, forte, potentissimo»93.
86
AHw sub šahāṭu(m) I pp. 1130-1131 «(an)springen; angreifen; entkommen»; CAD Š1 sub šahāṭu A pp. 88-92 «to
jump, leap, jump up, to jump on or over something, to come to the surface; …».
87
La ripetizione del sumerogramma nelle entrate come quelle associate al guerriero “divinizzato” nelle liste divine
rende la forma accadica iterativa -tan- con significato di “assalire continuamente”; cfr. g u 4 - u d -g u 4 - u d = šitah-hu-˹ṭu˺, RA 10, 223: v. 12’ (MSL 13, 203).
88
Vd. di seguito.
89
AHw sub še/ihṭu(m) I p. 1209 «Sprung, Ansprung, Angriff; Aufgang»; CAD Š1 sub šihṭu A p. 416 «strike, attack,
raid, razzia»
90
CAD Š1 s.v. p. 98 «person making a razzia (?)»; differentemente AHw sub šāhiṭum p. 1132 «Springer», più attinente al significato originale.
91
Vd., in generale, Verderame 2020b.
92
DIŠ mulUDU.IDIM.GU4.UD ša2 dMAŠ MU.NI «La pecora pazza che salta (Mercurio) il suo nome è Ninurta» (MUL.APIN
I ii 16 // II i 5, 38, 66).
93
LU2.TUR a-lid-ma dGU4.UD E3.A DIŠ qar-da-at e-tel-le-et e-mu-qan pu-ug-<-gu>lu, TCL 6, 14, r. 31.
Da guerriero a eroe nell’antica Mesopotamia
123
3.1.5. Altri salti (raqādu)
Un altro termine accadico è associato al sumerico g u d / g u 4 - u d 94. Si tratta di raqqidu
derivato da un verbo raqādu “danzare, saltare”. Il termine è noto solo da liste lessicali. In due
casi si riferisce ad asini (che scalciano?)95, ma in altri due casi indica una specifica figura o
funzione cultuale. Nella lista An-ta-ĝal2 raqqidu è inserito tra l’āšipu e l’assinnu96, mentre in
una versione abbreviata della lista Lu2 del primo millennio si trova in una sezione lacunosa
dopo diversi titoli e funzioni legate principalmente al culto della dea Ištar, come il kurgarrû,
l’assinnu, colui che agita il fuso (nāš pilaqqi), lo spirito buono (mukīl rēš lemutti), lo stabile
(kajamānu), il cantore e il capo cantore97.
L’associazione di raqādu con il culto di Ištar e la battaglia è reso esplicito in due esempi
tratti da una composizione letteraria e da un rituale neo-assiro. Il primo è un passo del poema
paleo-babilonese di Agušāja, dove si descrive la dea Ištar e le sue prerogative nel seguente
modo:
La sua festa è la battaglia,
è lei che fa saltare (šutraqqudu) le entu(?),
che ruota98 e non trattiene i signori,
che trascina via il forte.
Ištar, la sua festa è la battaglia,
è lei che fa saltare (šutraqqudu) le entu(?),
che ruota e non trattiene i signori,
che trascina via il forte.
(Agušāja A 7-14)99
Ritroviamo qui la battaglia (tamharu), il saltare (šutraqqudu) e un termine raro, dašnu, che
tuttavia è associato a qarrādu nelle liste100.
Il secondo è un rituale neo-assiro che vede protagonisti il re e il suo arco. A un certo punto
intervengono tre gruppi di operatori cultuali. Due, kurgarrû e assinnu, sono direttamente legati al culto della dea Ištar; il sarrānu, invece, è più oscuro. Sono questi ultimi che producono
un suono o brontolio (habābu) e saltano (raqādu) o danzano, mentre kurgarrû e assinnu
cantano.
94
A fianco di g u d / g u 4 - u d è nota anche la variante fonetica k u / k u d ( - d u / d a ),
a n š e - g u 4 - u d = raq-qi-du, d u r 3 -g u 4 - u d = raq-qi-du, Ur5-ra XIII 370 e 379 (MSL VIII/1, 51-52).
96 g u 4 - u d
G U D = raq-qi-du, An-ta-ĝal2 C 158 (MSL XVII, 199).
97
[ g u 4 - u d - d a ? ] = [ra-a]q-qi2-du, Lu2 Excerpt I 222 (MSL XII, 103).
98
Per il verbo šatû e la stretta associazione tra tessere, filare e dare battaglia (con particolare riferimento alla dea
Ištar), vd. i passi citati in CAD sub šatû B pp. 217-218.
99
i-si-in-ša ta-am-ha-ru \ šu-ut-ra-aq-qu2-˹du˺ a-an-ti \ i-ša-tu u2-ul ta-am-ḫa-at a-te-li \ i-ta-ar-ru da-aš-ni \ Iš8tar2 i-si-in-ša ta-am-ha-ru \ šu-ut-ra-qu2-du a-an-ti \ i-ša-tu u2-ul ta-am-ḫa-at a-te-li \ i-ta-ru da-aš-ni.
100
Vd. sopra la discussione in §1.3.
95
124
L. Verderame
I sarrānu pongono il loro volto verso il nemico, brontolano e danzano. I kurgarrû
cantano “la battaglia è il mio gioco”. Gli assinnu ripetono lamenti e …
(SAA XX 18: 16-21)101
L’associazione di raqādu con un atto performativo che copre sia un’azione che un atto verbale si ritrova nell’associazione del verbo e dei suoi derivati con i termini sumerici s u h 3 e
s u h 3 - s a h 4 102. Quest’ultimo termine, infatti, in sumerico è costruito con z a e indica specificamente un tipo di suono:
Le piccole pietre della montagna fecero (un suono) ...
(Enmerkar e il signore di Aratta 350)103
Lo strumento alĝarsura faceva (un suono) …
(Inno al tempio di Keš 117)104
3.1.6. L’eroica uscita di BIR-HARtura
Tra le diverse attestazioni di g u d nella letteratura sumerica, è interessante considerare brevemente un passo dal testo Gilgameš e Agga. Uruk è assediata dall’armata di Kiš. BIRHARtura, uno dei funzionari del re di Uruk105, Gilgameš, si offre di fare una sortita solitaria
per confondere il re nemico Agga.
BIR-HARtura, un uomo scelto del re,
al suo re rivolse una preghiera:
«O mio re, lascia che io vada da Agga!
(Gilgameš e Agga 55-57)106
In luogo di “andare” ( ĝ e n ), un testimone da Nippur107 ha [ g ] a - n a - g u 4 - g u 4 - u d .
Cooper, che ha pubblicato il testo, traduce «Let me strut [to Agga]»108. Civil che ha ripreso
il passo successivamente traduce «I will go prancing towards him»109. Quale che sia la traduzione più adeguata, risulta in questo passo chiara l’associazione di g u d con un episodio
bellico.
101
˹d˺sa-ar-ra-na-(a)-te pa-ni-šu2-nu \ ina UGU LU2.KUR2 i-šak-ku-nu \ u2-hab-bu-bu i-raq-qu-du \
mi-lu-li-(i) qab-lu-u2 \ i-za-mu-ru LU2.UR.SAL.MEŠ (a)-ia-ru-ru-tu2 \ u2-sah-hu-ru mi-il-hu ima-al-lu-hu.
102
Per l’associazione di questi termini alla confusione e alla danza, al gioco e alla guerra vd. Ceravolo 2022, 54.
103
na4-tur-tur-hur-saĝ-ĝa2-ke4 suh3-sah4 mu-un-da-ab-za.
104 ĝ i š
al-ĝar-sur9-ra suh3-sah4 mi-ni-ib-za.
105
Nonostante varie proposte, l’interpretazione del nome di BIR-HAR-tur-ra e della sua funzione (l u 2 - s a ĝ l u g a l ) restano oscure; cfr. da ultimo Civil 1999/2000, 186.
106
BIR-HAR-tur-ra lu2-saĝ-lugal-a-ni \ lugal-a-ni-ir za3-mi2 mu-un-naab-be2 \ lugal-ĝu10 ĝa2-e ag-ga-še3 ga-an-ši-ĝen.
107
N 1250, edito da Cooper 1981, 234.
108
Cooper 1981, 236 n. 46.
109
Civil 1999/2000, 186.
LU2.KUR.GAR.RA.MEŠ
Da guerriero a eroe nell’antica Mesopotamia
125
3.2. Urlatore
In alcuni passi lessicali e bilingui l’accadico qardu è reso con il sumerico g u 3 - m u r - a k ,
termine che corrisponde, a sua volta, all’accadico ragāmu “gridare” e rigmu “grido”.
Liste lessicali:
- l u 2 g u 3 - m u r - a k = qar-du-um, Lu2-azlag2 B-C paleo-babilonese da Nippur l.
342110 (MSL 12, 157 e 168) // Kagal Tab. D sez. D 7, 7 (MSL 13, 246);
- ˹ g u 3 ˺ m u r a k - a = qar-[du], An-ta-ĝal2 F 277 (MSL 17, 220) // Erim-huš II
156 (MSL 17, 35).
Testi bilingui:
- ˹ u 4 - d e 3 - r a - r a ˺ s u h 3 - s u h 3 g u 3 - m u r - a k - d a - m e š / ri-hi-iṣ-ti dIM tešu-u2 qar-du-te-šu2-nu «(Sum.) (I Sette demoni) sono tempeste che colpiscono, che
confondono111, che urlano / (Acc.) (I Sette demoni) sono la distruzione di Adad, confusione, bellicosi», scongiuro Udug-hul 16, 18112;
- dza-ba4-ba4 din[anna] \ [nun-g]al-e-ne-er \ gu3-mur ina k - e š - a - a š / dza-ba4-ba4 u3 dINANNA \ qar-du-tim i-na i-gi-gi «(Sum.) Zababa e
Inanna, la cui voce prevale (lit. urlano) tra quelle dei “Grandi Principi” (divinità principali / (Acc.) Zababa e Ištar, i più valorosi tra gli Igigi», iscrizione di Samsu-iluna
(RIME 4.3.7.7: 5-7 / 4-5);
- g u 3 - m u r - a k i b 2 - š i - i n - d u 1 1 \ qu-ru-du-um il-te-šu-u2 «(Sum.) Quello che
urla disse / (Acc.) il valoroso gridò», YOS 15, 6.
Civil ritiene che il qardu associato a g u 3 - m u r - a k non sia da mettere in relazione con
il qardu “guerriero” e propone una traduzione ad hoc «one who shouts, is noisy»113. Sebbene
questa interpretazione soddisfi la formazione sumerica di g u 3 - m u r - a k , non giustifica la
creazione di un nuovo significato e di una nuova radice per spiegare l’associazione con
qardu.
Il termine g u 3 - m u r è sempre costruito con a k “fare”, cosa che relaziona il termine
più a un’azione che a un vero atto vocale. Il logogramma KA è generalmente interpretato in
questo termine come g u 3 , ma non vi è nessuna evidenza contro altre letture dell’ideogramma. Il termine m u r 114 può ben riferirsi alla “voce” ( g u 3 ) così come alla “bocca” ( k a )
o anche ai denti ( z u 2 )115.
Il termine può quindi riferirsi a un atto che riguarda la voce o la bocca, ma, a prescindere
dall’interpretazione, è chiaramente un atto vocale o di preparazione a esso, come nel caso
110
L’entrata si trova tra una sezione dedicata a termini che si riferiscono all’attività del calafatore e una che
Cfr. n. 102.
112
Geller 2016, 504-505. Per le differenze tra il sumerico e l’accadico cfr. Geller 2016, 505 n. 18.
113
Civil 1984, 294-295.
114
Per m u r costruito con verbi di emissione di suoni ( d u 1 1 , š a 4 ) e con il significato di “ruggire, lamentare” vd.
Black 2003, 47. Per g u 3 - m u r con questi stessi due verbi cfr. n. 116.
115
Per spiegare il termine m u n u s - K A - H A R - a k e gli opposti valori che i contesti in cui appare la sequenza
KA-HAR, Alster 1974, 111, propone due distinte letture a seconda che il contesto indichi una qualità o un difetto,
rispettivamente g u 3 - m u r e z u 2 - m u r .
111
126
L. Verderame
dell’accadico pâšu epēšu “fare la bocca”, ovvero aprire la bocca per parlare, utilizzato per
introdurre il discorso diretto. Questo è suggerito non solo dal passo di YOS 15, 6, dove nel
sumerico troviamo il verbo d u 1 1 “dire” e nell’accadico šasû “gridare”, ma, soprattutto,
dall’associazione di g u 3 - m u r - a k a ragāmu/rigmu.
Nella letteratura sumerica il termine g u 3 - m u r - a k è impiegato in relazione alle
tempeste e al contesto bellico116. Del resto la relazione tra urlo e guerra ovvero bellicosità è
pacifico. Venti e tempeste sono armi divine distruttive e sono spesso descritte in termini
guerreschi o associate con guerrieri mitici, uno fra tutti l’aquila leontocefala Im-dugud /
Anzû. L’urlo delle divinità della tempesta, come Iškur e Adad, è un grido di battaglia ed esse
stesse sono divinità dai tratti guerrieri.
La tempesta che urla in cielo.
(Inni ai templi 154)117
(Ninurta) come una tempesta ruggisce, nelle battaglie urla.
(Būr-Su’en A 4)118
Quando (Iškur) dalla città al cielo lancia il suo grido è davvero una tempesta che urla.
(Eršemma a Iškur)119
Quando il mio signore (Iškur) attraversa la palude è davvero una tempesta che urla.
(Eršemma a Iškur)120
3.3. (an-)gar3(-an)
Le liste lessicali forniscono un’ulteriore associazione tra qarrādu e un altro termine sumerico
alternativamente scritto a n - g a r 3 e g a r 3 - a n .
In un caso il termine sumerico, ridotto al solo g a r 3 , è usato in apposizione a š a 3 /libbu:
l u 2 š a 3 - g a r 3 a k = ša li-ib-ba-šu qar-du i-pu-šu «colui che fa il suo animo valoroso»121.
Un frammento medio-assiro del Silbenvokabular Sa proveniente da Assur122 riporta
l’equivalenza di a n - g a r 3 con qarrādu e la rispettiva forma divinizzata (dqarrādu). Nella
successiva sezione g a r 3 - a n è fatto corrispondere a un termine non altrimenti documentato
116
Ai passi citati di seguito ne vanno aggiunti altri due in cui ricorre g u 3 - m u r , ma che si allontanano dal contesto
qui commentato: «Urlando il bugiardo si strappa le vesti» (g u 3 - m u r - r e l u 2 - l u l - e t u g 2 š i - b i r 7 - b i r 7 - e ,
Istruzioni di Šuruppak 136); «La chiatta va contro corrente, rilucendo e ruggendo» (m a 2 - g u r 8 g a b a ? - [ r i ] b i - a n a m a m 3 - m i - i b - g u 2 - u n - g u 2 g u 3 - m u r m u - š a 4 , Šulgi R: 72). Vale in questi due casi, tuttavia,
la possibilità di una diversa lettura e interpretazione del termine, cfr. n. 115.
117
u4 an-na gu3-mur ak.
118
u4-gin7 šeg11 gi4-gi4 šen-šen-na gu3 mur ak.
119
u r u 2 - t a ˹ a n - š e 3 ˺ ˹ g u 3 ˺ - ĝ a r - r a - n i u 4 - g u 3 - m u r - r a n a - n a m , Cohen 1981, n. 23.1: 30.
120
u 3 - m u - u n - ĝ u 1 0 a m b a r - r a d i - d a - n i u 4 - g u 3 - m u - r a n a - n a , Cohen 1981, n. 184: 27.
121
CBS 2145 +: o. i 18 (Lu2 B paleo-babilonese). Nella versione accadica, rispettando la grammatica, la traduzione
letterale sarebbe «colui che il qardu fa il suo interno».
122
VAT 9545, edito da Farber 1999.
Da guerriero a eroe nell’antica Mesopotamia
127
(˹du-ṣu-zu?˺), a una possibile forma intensiva (D) di ramāku “bagnare, lavare” (rummuku) e,
di nuovo, a qarrādu e al suo astratto qarrādūtu.
v. ii 17’
18’
19’
20’
21’
22’
23’
an-gar3
˹g a r 3 ˺- a n
30
qar-ra-du
qar-ra-du
˹du-ṣu-zu?˺
˹ru˺-[um-mu-ku]
˹qar-ra˺-[du]
˹qar-ra˺-[du-tu]
L’associazione a n - g a r 3 e g a r 3 - a n con derivati della radice ramāku si trovano anche in un altro frammento a tre colonne del Silbenvokabular Sa123, il quale ricollega la sfera
semantica di *rmk con la realtà delle “sacerdotesse” o, meglio, delle operatrici cultuali nadītu
ed entu. Il sumerico a n - g a r 3 è associato a ra-am-kum “pulito, lavato”124 e g a r 3 - a n
all’intensivo rum-mu-ku. Nella terza colonna il primo è identificato con gagû, la struttura o
il quartiere templare riservato alle nadītu ed entu; il secondo è identificato proprio con il
sumerogramma per entu.
Alla luce delle poche e incerte evidenze è difficile stabilire se esista una relazione diretta
tra qarrādu e la sfera semantica indicata dalla radice *rmk o se questa non sia basata unicamente sulle associazioni legate ai termini sumerici e sumerogrammi a n - g a r 3 e g a r 3 - a n .
4. CONCLUSIONI
I principali termini per indicare il concetto di guerriero e prode, surrettiziamente veicolati dal
termine “eroe” adottato dai moderni studiosi, sono u r - s a ĝ in sumerico e qarrādu/qurādu
in accadico. Etimologicamente, il termine sumerico è generalmente derivato dal termine per
“cane” ( u r ). Il significato di base della radice accadica *qrd, nonostante la moltiplicazione
dei significati prodotta dai dizionari, può essere ricondotta a un’azione che ha una relazione
diretta con i peli. Il contesto d’uso dei due termini è specificamente quello della mascolinità,
della forza, del comando e, soprattutto, della guerra. Dunque, abbiamo un’associazione diretta tra pelosità e bellicosità.
Le equazioni e i sinonimi riportati dalle liste lessicali e le associazioni ad altri termini nei
testi letterari ampliano la sfera semantica di u r - s a ĝ e qarrādu/qurādu ad altri ambiti. Queste, da una parte confermano l’appartenenza alla sfera della battaglia con termini direttamente
legati a quest’ambito125, dall’altra allarga le caratteristiche secondarie ad altri tre aspetti.
Il primo è quello del comando e del prestigio. I termini u r - s a ĝ e qarrādu/qurādu, per
quanto neutri nel loro riferirsi anche al nemico, denotano una caratteristica positiva. Sono
utilizzati sovente dal sovrano mesopotamico per connotare sé stesso, le sue truppe o le divinità guerriere. Quando è usato per descrivere le truppe nemiche e in funzione di una
123
a n - g a r 3 / ra-am-kum / ga-gu-u2 \ ˹ g a r 3 ˺ - a n / rum-mu-ku / EREŠ.DINGIR, Sollberger 1965, 24 ll. 86-87.
Per la forma sostantivata indicante probabilmente un operatore culturale (“lustratore”?) vd. CAD R s.v. pp. 126127.
125
muqtablu; kašūšu; a l - t a r / altarrû, dāpinu (§1.3).
124
128
L. Verderame
elevazione di queste ultime per una maggiore celebrazione del sovrano mesopotamico che le
ha sconfitte. Nella serie Malku la sezione con qarrādu segue quelle per sovrano, signore,
principe e notabile, e il termine è associato ad altri che indicano il prestigio, come etellu
“preminente”, šanūdu/šanundu “lodato” o karūbu “benedetto”.
Il secondo aspetto è quello del movimento e, più specificamente, del salto e della danza.
Ciò è reso palese dall’equazione di qarrādu con il sumerico g u d / g u 4 - u d che ha il
significato di “saltare”, che è, primariamente, associato all’accadico šahāṭu “saltare”126 e,
secondariamente, raqādu “danzare, saltare”. I due termini g u 4 - u d e šahāṭu sono impiegati
per descrivere divinità guerriere, come Ninurta, Nergal, e Inanna/Ištar, mentre gli usi di
raqādu, tra guerra e operatori cultuali legati alla dea Inanna/Ištar, riprende l’associazione di
danza e guerra. Quest’ultima è ben consolidata nella visione mesopotamica dall’espressione
“danza di Inanna” o “danza di Ištar” per indicare proprio la battaglia127.
Un terzo aspetto è legato alla vocalità e, più specificamente, all’urlo. Anche in questo
caso qarrādu è reso occasionalmente tramite il sumerico g u 3 - m u r - a k , il cui
corrispondente termine accadico primario è ragāmu “gridare” e rigmu “grido”. È
quest’ultimo il tratto caratteristico e, in alcuni casi, distintivo delle divinità atmosferiche dai
tratti guerrieri, Adad e Ninurta, in primis, con l’associazione urlo – tuono.
Quest’ampia panoramica lessicale e semantica ci porta a una circoscritta definizione dei
concetti e significati veicolati dal termine sumerico u r - s a ĝ e da quelli accadici qarrādu e
qurādu. Etimologicamente e concettualmente legati alla sfera del pelo e dell’animale, questi
termini indicano un aspetto e una qualità vincolata alla guerra (guerriero, belligerante, prode,
valoroso). In senso lato, i termini rientrano tra quelli che connotano un ruolo e uno status
sociale di prestigio e, come tale, sono adottati dal sovrano nella sua titolatura. Più attinenti
alla sfera originale della guerra sono gli altri due aspetti (saltare, urlare) che si sovrappongono
lessicalmente ai termini u r - s a ĝ / qarrādu e delineano le caratteristiche del “guerriero”,
ovvero quello della battaglia come “danza” e dell’urlo di guerra.
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126
Vanno considerati anche altri termini con cui qarrādu è associato e che hanno possibili relazioni con il movimento, come mamlu (§1.3).
127
Per uno studio approfondito della relazione tra danza e guerra e di questi due aspetti con la dea Inanna/Ištar vd.
Ceravolo 2022. Un’interessante associazione e linea di ricerca si potrebbe prospettare considerando le danze armate
in un’ottica comparativa, per cui vd. Buttitta 2014.
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AHw sub ajjaru p. 25 «junger Mann»; «gewaltig (?)»; CAD A1 sub ajaru D p. 230 «young man».
Cfr. la sezione lessicale in CAD A1 sub ajaru D p. 230.
Cfr. i passi u 4 -a l -t a r -g i n 7 / ki-ma u4-me da-pa-ni «come una tempesta violenta» (Esaltazione di Inanna/Ištar 11-12)
e u 4 a l -t a r / u4-mu da-pi-nu «tempesta violenta» (4R 27, 4: 48 e 50).
AHw sub dapinu p. 162 «gewaltig (?)»; CAD D s.v. pp. 104-105 «heroic, martial, ferocious».
Verderame 2010. Le esegesi dei testi astrologici offrono le equazioni d U4.AL.TAR = dāpinu = Šulpa'e'a = Marduk (associazioni anche con Nušku e Nabû); vd. Gössmann 1950, 34, Kurtik 2007, 104-105.
AHw sub itpēšu p. 404 «erfahren, tüchtig»; CAD I sub itpēšu p. 299 «wise, expert».
AHw s.v. p. 404 «erfahren, tüchtig»; CAD K sub kassūsu p. 454 «(Jagd-)Falke». 57 Presente anche in An = šamû I 41.
AHw s.v. pp. 690-691 «(Ehe-)Mann»; CAD M2 s.v. pp. 313-316 «1. husband, 2. man, warrior».
AHw s.v. p. 453 «ehrfurchtsvoll gegrüßt»; CAD K s.v. p. 240 « honored person».
AHw s.v. p. 675 «Kämpfer»; CAD M2 s.v. pp. 214-215 «fighter, warrior».
AHw s.v. p. 1147 «ein Titel Marduks»; CAD Š1 s.v. p. 241 «1. furious, raging, 2. wise». Alcune equazioni con termini per saggezza nelle liste lessicali sembrano giustificare il secondo significato riportato nel CAD. 62 [i]m-me-el-lu-ma ina še-eh-lu-ti GIŠ.TUKUL.MEŠ da-pi-nu mu-tu ur-ša2-an-nu, Epopea di Tukultī-Ninurta I V A 49'. 63 von Soden 1957, 135-136.
Cfr. Breniquet 2014, 65.
Cavigneaux -al-Rawi 2000, 52. u r -s a ĝ u m u n -i r i g a l -l a b u 5 -b u 5 -a m 3 a i -b i 2 n u -b a r -b a r -r e qar-rad d U.GUR it-ta-na-aš2-rab-biṭ i-ni ul ip-pal-la-as a a -a ˹ b u -b u ˺ a g u d -d a a -a -r e i m -D U a-[...]-UNUG-KI-GAL mut-taš-rab-bi-iṭ qar-rad ut-ta-aʾ-ad ˹ u r -s a ĝ u m u n -i r i g a l ˺ -l a a g u d -< d a a -a -r e i m -D U > e ˹ d m e s ˺ -l a m -t a -e 3 -a a g u d -< d a a -a -r e i m -D U > … ˹ Š U 2 ˺ A B 2 × ( M E . E N ) D A B [ g u d -d a ] a -a -˹ r e ˺ i m -D U a g u d a a -š a 3 -b a -k e 4 ˹qar˺-rad ut-ta-aʾ-ad ina qe2-reb ma-a-tu2 ˹ a ˺ g u d -d [ a a -a -r e ] i m -D U a s i -m u l -a n -n a -k e 4 e qar-[rad ut-ta-a]ʾ-ad nu-ur2 mut-ta-an-bi-ṭu ša2 ša2-me-e Sum./Acc. Il guerriero, Nergal, vaga continuamente, nessuno può fissarvi sopra l'oc- chio. Sum. Al padre, a colui che vaga continuamente, al guerriero invia una preghiera. Acc. […], colui che vaga continuamente, il guerriero che è invocato. Sum. […] al guerriero, Nergal, al guerriero invia una preghiera. Sum. a Meslata'e'a, al guerriero invia una preghiera.
… Sum. …. [al guerriero] invia una preghiera -guerriero del paese. Acc. Il guerriero che è invocato nel centro del paese. Sum. Al guerriero [invia una preghiera] -corno splendente del cielo. Acc. Il guerriero che è invocato -luce splendente del cielo. (SBH 9, r. 36-41, v. 6-9)
L'espressione g u d -a 2 -n u n -g i 4 , letteralmente "guerriero che ritorna il nobile brac- cio", resa con l'accadico qarrādu ša lā imahharū "guerriero senza pari", riferito sempre a Nergal, si trova sia in SBH 9 che in in SBH 10, un'altra liturgia per Nergal. g u d -a 2 -n u n -g i 4 k u r -r a š a -< m u -u n -u 5 > [ u ] qar-rad ša2 la im-
SBH 9, v. 28-29)
g u d -a 2 -n u n -g u 4 -a 2 k u r -r a š a -< m u -u n -u 5 > qar-rad ša2 la im-mah-har ša2 KUR ša2-qa-at
Il sumerico u 5 indica l'atto di cavalcare o condurre un carro o una barca; poiché nelle righe precedenti è menzio- nata Inanna, molti traduttori preferiscono intendere il passo come un riferimento sessuale e tradurre "montare"; così, per esempio, nel Bilinguals in Late Mesopotamian Scholarship in ORACC. Tuttavia, un altro testo ellenistico da Babilonia ci offre l'equazione g u 4 -d a -u 5 -a = qar-ra-du ša2-qu-u (SBH p. 137 IV, 54-55). Il significato "e./d. elevato" di šāqû ci sembra meglio adattarsi al contenuto dell'inno di esaltazione di una divinità infera. Sum. Che (Inanna) esalti il guerriero che ritorna il nobile braccio/fianco ne/degli In- feri. Acc. Gurriero che non ha pari, dell'alta montagna, (Inanna) ti esalti. (SBH 10, v. 12-13)
In SBH 10, oltre all'alternanza u r -s a ĝ / g u d per rendere qarrādu, si trova una sezione (r. 41-64) dove al nome o epiteto del dio segue la frase g u d -d a a -a -r e i m -D U . Per quanto di difficile interpretazione a -a -r e i m -D U indica un'espressione di lode o esal- tazione, resa in accadico da una forma intensiva (ut-ta-aʾ-ad) di nâdu "pregare, lodare". L'in- terpretazione del primo elemento può, invece, variare tra i due principali valori di GUD, g u 4 "bue" e g u d "saltante". Che lo stesso testo giochi tra questi due significati resi possibili dal medesimo ideogramma è dimostrato dal riferimento al "campo" e al "corno" (r. 64 e 66), da una parte, e dalla resa con l'accadico qarrādu, dall'altra.
= d qar-ra-du (CT 25, pl. 36: v. i 25') = qar-ra-du (CT 25, pl. 35: v. i 19')
Il guerriero "divinizzato" ricorre anche in un manoscritto da Assur del Silbenvokabular S a dove si trova l'equazione a n -g a r 3 = d 30, qarrādu, d qarrādu 81 .
1.3. g u d / g u 4 -u d = šahāṭu "saltare" Nella lista standard Ea, l'equazione g u 4 -u d = šahāṭu segue quella di qarrādu 82 e in una copia neo-babilonese della medesima lista šahāṭu è inserito nella stessa linea di qarrādu 83 . Nelle liste lessicali la più frequente associazione di g u 4 -u d è proprio con l'accadico šahāṭu "saltare" 84 e šihṭu "saltante" e nei testi accadici questi sono spesso resi mediante il sumero- gramma GU4.UD. L'equazione g u 4 -u d = šahāṭu/šihṭu ben rende l'originario significato del sumerico g u d / g u 4 -u d usualmente tradotto, probabilmente per l'influenza dell'equa- zione con šahāṭu, proprio con "saltare" 85 .
Per la ripetizione del sumerogramma e il significato vd. sotto.
Vd. sotto.
Ea IV, 137 (MSL 14, 360).
g u d ˹ g u ₄ ˺ -u d GUD MIN(gu-ut-tu) ˹qar˺-ra-du : ša2-ha-˹ṭu˺; AJSL 33, 170-171 ii 53. 84 Vd. n. 86. 85 ePSD sub g u d «to jump (on); to attack; to escape; to dance; hero, warrior»; Attinger 2021, 432 «sauter, danser, gambader, bondir de-ci, trembler». Il significato base di šahāṭu è quello di "saltare" 86 , riferito sia a uomini che ad animali, ma nonostante questo senso generale, per il contesto se ne delinea uno più specifico legato all'idea di aggressione inteso come "saltare addosso" a una preda o a un nemico e quindi "assaltare, attaccare" 87 . È questo significato derivato che caratterizza i costrutti nominali della radice *šhṭ. In particolare, se si esclude l'associazione a Mercurio 88 e il riferimento al sorgere di corpi celesti (šihiṭ šamši "sorgere del sole"), il contesto d'uso di šihṭu è principalmente bellico con il si- gnificato generale di attacco/assalto di un guerriero, di un animale, di un demone 89 . Il parti- cipio šāhiṭu è documentato per il paleo-babilonese come espressione per una persona che compie un attacco o un'incursione 90 .
1.4. Mercurio il "saltante" (šihṭu) Altri significati derivati di šahāṭu sono quelli di "fuggire", e "muoversi qua e là, spasmodi- camente" riferito sia a persona e animali, ma soprattutto a parti del corpo. È quest'ultimo significato all'origine del nome accadico del pianeta Mercurio, šihṭu. Il sumerogramma corrispondente è d/mul GU4.UD e mul UDU.IDIM.GU4.UD. Quest'ultimo, oltre che da GU4.UD, è com- posto da UDU.IDIM, accadico bibbu, che indica la pecora selvatica e, in senso traslato, i pia- neti, così chiamati per il loro moto "irregolare" rispetto a quello delle stelle fisse 91 . In particolare, Mercurio è chiamato "pecora selvatica che salta / il saltante" ( mul UDU.IDIM.GU4.UD / šihṭu) ed è costruito in opposizione a "pecora selvatica costante / il costante" ( mul UDU.IDIM.SAG.UŠ / kajjamānu), nome di Saturno, a voler sottolineare la visibi- lità e il procedere irregolare del primo e più lento e costante del secondo. L'associazione tra qarrādu e šihṭu è concettuale oltre che lessicografica. Il pianeta Mer- curio è, infatti, identificato con il dio Ninurta 92 e non sorprende l'oroscopo tardo-babilonese per un bambino che nasce al momento del sorgere di Mercurio che prevede come sue carat- teristiche bellicosità e forza: «(Se) un bambino nasce quando sorge il Saltante (Mercurio): sarà unico, valoroso, principesco, forte, potentissimo» 93 .
AHw sub šahāṭu(m) I pp. 1130-1131 «(an)springen; angreifen; entkommen»; CAD Š1 sub šahāṭu A pp. 88-92 «to jump, leap, jump up, to jump on or over something, to come to the surface; …».
La ripetizione del sumerogramma nelle entrate come quelle associate al guerriero "divinizzato" nelle liste divine rende la forma accadica iterativa -tan-con significato di "assalire continuamente"; cfr. g u 4 -u d -g u 4 -u d = ši- tah-hu-˹ṭu˺, RA 10, 223: v. 12' (MSL 13, 203).
Vd. di seguito.
AHw sub še/ihṭu(m) I p. 1209 «Sprung, Ansprung, Angriff; Aufgang»; CAD Š1 sub šihṭu A p. 416 «strike, attack, raid, razzia»
CAD Š1 s.v. p. 98 «person making a razzia (?)»; differentemente AHw sub šāhiṭum p. 1132 «Springer», più atti- nente al significato originale.
Vd., in generale, Verderame 2020b.
DIŠ mul UDU.IDIM.GU4.UD ša2 d MAŠ MU.NI «La pecora pazza che salta (Mercurio) il suo nome è Ninurta» (MUL.APIN I ii 16 // II i 5, 38, 66).
LU2.TUR a-lid-ma d GU4.UD E3.A DIŠ qar-da-at e-tel-le-et e-mu-qan pu-ug-<-gu>lu, TCL 6, 14, r. 31. Ritroviamo qui la battaglia (tamharu), il saltare (šutraqqudu) e un termine raro, dašnu, che tuttavia è associato a qarrādu nelle liste 100 . Il secondo è un rituale neo-assiro che vede protagonisti il re e il suo arco. A un certo punto intervengono tre gruppi di operatori cultuali. Due, kurgarrû e assinnu, sono direttamente le- gati al culto della dea Ištar; il sarrānu, invece, è più oscuro. Sono questi ultimi che producono un suono o brontolio (habābu) e saltano (raqādu) o danzano, mentre kurgarrû e assinnu cantano.
A fianco di g u d / g u 4 -u d è nota anche la variante fonetica k u / k u d ( -d u / d a ), 95 a n š e -g u 4 -u d = raq-qi-du, d u r 3 -g u 4 -u d = raq-qi-du, Ur5-ra XIII 370 e 379 (MSL VIII/1, 51-52).
g u 4 -u d G U D = raq-qi-du, An-ta-ĝal2 C 158 (MSL XVII, 199). 97 [ g u 4 -u d -d a ? ] = [ra-a]q-qi2-du, Lu2 Excerpt I 222 (MSL XII, 103).
Per il verbo šatû e la stretta associazione tra tessere, filare e dare battaglia (con particolare riferimento alla dea Ištar), vd. i passi citati in CAD sub šatû B pp. 217-218.
i-si-in-ša ta-am-ha-ru \ šu-ut-ra-aq-qu2-˹du˺ a-an-ti \ i-ša-tu u2-ul ta-am-ḫa-at a-te-li \ i-ta-ar-ru da-aš-ni \ Iš8- tar2 i-si-in-ša ta-am-ha-ru \ šu-ut-ra-qu2-du a-an-ti \ i-ša-tu u2-ul ta-am-ḫa-at a-te-li \ i-ta-ru da-aš-ni.
-m u r -a k , termine che corrisponde, a sua volta, all'accadico ragāmu "gridare" e rigmu "grido". Liste lessicali: -l u 2 g u 3 -m u r -a k = qar-du-um, Lu2-azlag2 B-C paleo-babilonese da Nippur l. 342 110 (MSL 12, 157 e 168) // Kagal Tab. D sez. D 7, 7 (MSL 13, 246);
-˹ g u 3 ˺ m u r a k -a = qar-[du], An-ta-ĝal2 F 277 (MSL 17, 220) // Erim-huš II 156 (MSL 17, 35).
Testi bilingui: -˹ u 4 -d e 3 -r a -r a ˺ s u h 3 -s u h 3 g u 3 -m u r -a k -d a -m e š / ri-hi-iṣ-ti d IM te- šu-u2 qar-du-te-šu2-nu «(Sum.) (I Sette demoni) sono tempeste che colpiscono, che confondono 111 , che urlano / (Acc.) (I Sette demoni) sono la distruzione di Adad, con- fusione, bellicosi», scongiuro Udug-hul 16, 18 112 ;
-d z a -b a 4 -b a 4 d i n [ a n n a ] \ [ n u n -g ] a l -e -n e -e r \ g u 3 -m u r i n - a k -e š -a -a š / d za-ba4-ba4 u3 d INANNA \ qar-du-tim i-na i-gi-gi «(Sum.) Zababa e Inanna, la cui voce prevale (lit. urlano) tra quelle dei "Grandi Principi" (divinità prin- cipali / (Acc.) Zababa e Ištar, i più valorosi tra gli Igigi», iscrizione di Samsu-iluna (RIME 4.3.7.7: 5-7 / 4-5);
-g u 3 -m u r -a k i b 2 -š i -i n -d u 1 1 \ qu-ru-du-um il-te-šu-u2 «(Sum.) Quello che urla disse / (Acc.) il valoroso gridò», YOS 15, 6. Civil ritiene che il qardu associato a g u 3 -m u r -a k non sia da mettere in relazione con il qardu "guerriero" e propone una traduzione ad hoc «one who shouts, is noisy» 113 . Sebbene questa interpretazione soddisfi la formazione sumerica di g u 3 -m u r -a k , non giustifica la creazione di un nuovo significato e di una nuova radice per spiegare l'associazione con qardu. Il termine g u 3 -m u r è sempre costruito con a k "fare", cosa che relaziona il termine più a un'azione che a un vero atto vocale. Il logogramma KA è generalmente interpretato in questo termine come g u 3 , ma non vi è nessuna evidenza contro altre letture dell'ideo- gramma. Il termine m u r 114 può ben riferirsi alla "voce" ( g u 3 ) così come alla "bocca" ( k a ) o anche ai denti ( z u 2 ) 115 . Il termine può quindi riferirsi a un atto che riguarda la voce o la bocca, ma, a prescindere dall'interpretazione, è chiaramente un atto vocale o di preparazione a esso, come nel caso
L'entrata si trova tra una sezione dedicata a termini che si riferiscono all'attività del calafatore e una che 111 Cfr. n. 102.
Geller 2016, 504-505. Per le differenze tra il sumerico e l'accadico cfr. Geller 2016, 505 n. 18. 113 Civil 1984, 294-295.
Per m u r costruito con verbi di emissione di suoni ( d u 1 1 , š a 4 ) e con il significato di "ruggire, lamentare" vd. Black 2003, 47. Per g u 3 -m u r con questi stessi due verbi cfr. n. 116.
Per spiegare il termine m u n u s -K A -H A R -a k e gli opposti valori che i contesti in cui appare la sequenza KA-HAR, Alster 1974, 111, propone due distinte letture a seconda che il contesto indichi una qualità o un difetto, rispettivamente g u 3 -m u r e z u 2 -m u r .
Ai passi citati di seguito ne vanno aggiunti altri due in cui ricorre g u 3 -m u r , ma che si allontanano dal contesto qui commentato: «Urlando il bugiardo si strappa le vesti» (g u 3 -m u r -r e l u 2 -l u l -e t u g 2 š i -b i r 7 -b i r 7 -e , Istruzioni di Šuruppak 136);
«La chiatta va contro corrente, rilucendo e ruggendo» (m a 2 -g u r 8 g a b a ? -[ r i ] - b i -a n a m a m 3 -m i -i b -g u 2 -u n -g u 2 g u 3 -m u r m u -š a 4 , Šulgi R: 72). Vale in questi due casi, tuttavia, la possibilità di una diversa lettura e interpretazione del termine, cfr. n. 115.
u 3 -m u -u n -ĝ u 1 0 a m b a r -r a d i -d a -n i u 4 -g u 3 -m u -r a n a -n a , Cohen 1981, n. 184: 27. 121 CBS 2145 +: o. i 18 (Lu2 B paleo-babilonese). Nella versione accadica, rispettando la grammatica, la traduzione letterale sarebbe «colui che il qardu fa il suo interno».
VAT 9545, edito da Farber 1999. elevazione di queste ultime per una maggiore celebrazione del sovrano mesopotamico che le ha sconfitte. Nella serie Malku la sezione con qarrādu segue quelle per sovrano, signore, principe e notabile, e il termine è associato ad altri che indicano il prestigio, come etellu "preminente", šanūdu/šanundu "lodato" o karūbu "benedetto". Il secondo aspetto è quello del movimento e, più specificamente, del salto e della danza. Ciò è reso palese dall'equazione di qarrādu con il sumerico g u d / g u 4 -u d che ha il significato di "saltare", che è, primariamente, associato all'accadico šahāṭu "saltare" 126 e, secondariamente, raqādu "danzare, saltare". I due termini g u 4 -u d e šahāṭu sono impiegati per descrivere divinità guerriere, come Ninurta, Nergal, e Inanna/Ištar, mentre gli usi di raqādu, tra guerra e operatori cultuali legati alla dea Inanna/Ištar, riprende l'associazione di danza e guerra. Quest'ultima è ben consolidata nella visione mesopotamica dall'espressione "danza di Inanna" o "danza di Ištar" per indicare proprio la battaglia 127 . Un terzo aspetto è legato alla vocalità e, più specificamente, all'urlo. Anche in questo caso qarrādu è reso occasionalmente tramite il sumerico g u 3 -m u r -a k , il cui corrispondente termine accadico primario è ragāmu "gridare" e rigmu "grido". È quest'ultimo il tratto caratteristico e, in alcuni casi, distintivo delle divinità atmosferiche dai tratti guerrieri, Adad e Ninurta, in primis, con l'associazione urlo -tuono. dell'animale, questi termini indicano un aspetto e una qualità vincolata alla guerra (guerriero, belligerante, prode, valoroso). In senso lato, i termini rientrano tra quelli che connotano un ruolo e uno status sociale di prestigio e, come tale, sono adottati dal sovrano nella sua titolatura. Più attinenti alla sfera originale della guerra sono gli altri due aspetti (saltare, urlare) che si sovrappongono lessicalmente ai termini u r -s a ĝ / qarrādu e delineano le caratteristiche del "guerriero", ovvero quello della battaglia come "danza" e dell'urlo di guerra.
BIBLIOGRAFIA Alster, B. 1974 The Instructions of Šuruppak: A Sumerian Proverb Collection, Mesopotamia 2, Co- penhagen 1974.
Attinger, P. 2021 Glossaire sumérien-français: principalement des textes littéraires paleo-baby- loniens, Wiesbaden 2021.
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Per uno studio approfondito della relazione tra danza e guerra e di questi due aspetti con la dea Inanna/Ištar vd. Ceravolo 2022. Un'interessante associazione e linea di ricerca si potrebbe prospettare considerando le danze armate in un'ottica comparativa, per cui vd. Buttitta 2014.
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Ceravolo, M. 2022 "La danza di Inanna": danza e gioco nell'aspetto guerriero di Inanna / Ištar: G. FERRI (ed.), Ritual Movement in Antiquity (and beyond) (Quaderni di Studi e Materiali di Storia delle Religioni 28), Brescia 2022, pp. 53-70.
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2020a I sogni di Gudea: Oniromanzia e politica nella Mesopotamia del III millennio: Qua- derni del ramo d'oro 12 (2020), pp. 233-264.
2020b Gli astri e il loro corso nella visione cosmologica dell'antica Mesopotamia: I.E. BUTTITTA -A. LA BARBERA (eds.), L'uomo e il cosmo nella storia Paradigmi, miti, simboli. Atti del Convegno internazionale Palermo, 18-20 settembre 2019, Palermo 2020, pp. 121-155. 2023 "Canine instincts and monkeys' features:" Animal and demonic features in the con- struction of "otherness" in Sumerian literature: F. DI FILIPPO -L. MILANO -L. MORI (eds.), 'I Passed over Difficult Mountains': Studies in Honor of Mario Liverani (DUBSAR 28), Münster 2023, pp. 313-328.
Lorenzo Verderame
Università degli Studi "La Sapienza" di Roma, Faculty Member
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