Philippe Pétain - Wikipedia
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Philippe Pétain
Ritratto fotografico di Pétain del 1941
Capo dello Stato Francese
Durata
mandato
10 luglio 1940
20 agosto 1944
Predecessore
Albert Lebrun
Terza Repubblica francese
Successore
Charles de Gaulle
Governo provvisorio della Repubblica francese
Primo ministro della Francia
Durata
mandato
16 giugno 1940
17 aprile 1942
Predecessore
Paul Reynaud
Successore
Pierre Laval
Ministro della Guerra
Durata
mandato
9 febbraio 1934
8 dicembre 1934
Predecessore
Joseph Paul-Boncour
Successore
Louis Maurin
25°
Capo di stato maggiore
dell'
Armée de terre
Durata
mandato
30 aprile 1917
16 maggio 1917
Predecessore
Robert Georges Nivelle
Successore
Ferdinand Foch
Dati generali
Partito
politico
Indipendente
Titolo
di
studio
Accademia militare
Professione
militare
politico
Firma
Philippe Pétain d'Andorra
Coprincipe di Andorra
Stemma
In carica
10 luglio 1940
20 agosto 1944
Predecessore
Albert Lebrun
Successore
Charles de Gaulle
Nome completo
Henri-Philippe-Omer Pétain
Trattamento
Sua Eccellenza
Nascita
Cauchy-à-la-Tour
, 24 aprile
1856
Morte
L'Île-d'Yeu
, 23 luglio
1951
(95
anni)
Casa reale
Pétain
Padre
Omer-Venant Pétain
Madre
Clotilde Lengrad
Consorte
Annie Pétain
Figli
Pierre de Hérain
Religione
Cattolicesimo
Henri-Philippe-Omer Pétain
AFI
/ɑ̃ˈʁi fiˈlip ɔˈmɛʁ peˈtɛ̃/
Cauchy-à-la-Tour
24 aprile
1856
L'Île-d'Yeu
23 luglio
1951
) è stato un
generale
politico
francese
Militare molto rinomato durante la
prima guerra mondiale
maresciallo di Francia
, fu a capo del
governo collaborazionista di Vichy
dal 1940 al 1944, in seguito al
secondo armistizio di Compiègne
Biografia
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Nato in una famiglia di agricoltori attivi fin dal
XVIII secolo
nella cittadina di Cauchy-à-la-Tour, dove nacque, è il figlio di Omer-Venant Pétain (1816-1888) e Clotilde Legrand (1824-1857). Ha quattro sorelle, Marie-Françoise Clotilde (1852-1950), Adélaïde (1853-1919), Sara (1854-1940) e Joséphine (1857-1862). Dopo la morte della madre, il padre si risposa con Marie-Reine Vincent e insieme hanno altri tre figli, Elisabeth (1860-1952), Antoine (1861-1948) e Laure (1862-1945).
Il rapporto tra Philippe e la sua matrigna non fu mai buono, in quanto questa trascurava i figli del primo matrimonio del marito e il piccolo Philippe si isola in una sorta di mutismo dall'età di tre anni. Venne così allevato dai nonni che gli insegnarono a leggere. I suoi erano ferventi cattolici e diversi zii e prozii divennero abati (in particolare Padre Lefebvre (1771–1866), che fece parte dell'armata napoleonica), e inoltre era parente di San
Benedetto Giuseppe Labre
. Fu un suo lontano zio, Padre Legrand, a spingerlo a diventare soldato, dopo la sconfitta della Francia nella
guerra franco-prussiana
La carriera militare
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Gli inizi
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Si arruolò a vent'anni e fu addestrato presso l'
École spéciale militaire de Saint-Cyr
accademia militare
in cui studiò senza particolarmente eccellere.
Tra i suoi compagni di corso vi erano
Charles de Foucauld
e Antoine-Amédée-Marie-Vincent Manca-Amat de Vallombrosa, noto come il Marchese de Morès (1858-1896). Ebbe diversi comandi, nessuno dei quali su teatro operativo, sebbene all'epoca
coloniale
vi fosse necessità di giovani ufficiali sui diversi fronti militari.
L'insegnamento militare e le innovazioni tattiche
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Fu assegnato nel 1900 alla scuola di tiro di
Châlons
ed entrò in contrasto con il direttore, promuovendo una dottrina focalizzata sulla precisione anziché sul volume di fuoco. L'anno successivo fu docente aggiunto presso la
scuola di guerra
ed entrò in contrasto con
Ferdinand Foch
il quale, considerato in quel periodo il teorico di maggior valore dell'esercito francese, era seguace delle teorie offensiviste di
von Clausewitz
e fu l'autore de
I principi della guerra
La condotta della guerra
; nonostante questo fu poco dopo nominato docente ordinario di
tattica
di
fanteria
, insegnando dal 1904 al 1907 e dal 1908 al 1911.
In questo ruolo fu uno degli artefici di una piccola rivoluzione, ribaltando insieme a Foch l'impostazione prevalentemente difensivista delle truppe appiedate, in forza di una teoria tattica che sino dal 1867 legava i comandi a un uso poco utile e molto sanguinoso dei fanti. In un'epoca nella quale la fanteria era ancora l'Arma di più decisivo rilievo Pétain propugnò un impiego più aggressivo delle forze, teorizzando che solo l'offensiva poteva produrre vittoria. Altre sue elaborazioni contestavano la disposizione, introdotta in una codificazione del 1901, di eseguire grandi cariche alla
baionetta
Nel 1912, ad
Arazzo
, fu il primo comandante di un
sottotenente
di fresca nomina, cui la carriera e la fama avrebbero arriso in modo non meno significativo:
Charles de Gaulle
. Nel 1913 si rese assai impopolare fra le alte gerarchie dell'
esercito
esprimendo pesanti critiche su un infelice attacco disposto dal generale Gallet, condotto alla baionetta contro postazioni di
mitragliatrici
dagli esiti cruenti. Descrisse anzi quell'ordine come esempio negativo di uno degli errori tattici che non si dovevano mai più commettere.
Proponeva la manovra e la mobilità delle truppe, contro la staticità imposta dagli alti comandi.
Nel luglio del 1914, cinquantottenne
colonnello
, gli fu rifiutata la nomina a generale e meditò di congedarsi, quando scoppiò la
prima guerra mondiale
. Comandante di brigata, ottenne buoni risultati in
Belgio
, salendo via via di grado sino a
generale di corpo d'armata
. Guadagnò un forte ascendente sulle truppe, mostrandosi, in maniera innovativa, particolarmente attento a risparmiare quanto più possibile le vite dei soldati.
Verdun
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Nel febbraio del 1916 fu a
Verdun
responsabile del fronte francese in una
battaglia cruciale
, dove arrestò l'avanzata
tedesca
. Oltre all'eroica resistenza del
forte di Vaux
e del suo pluridecorato comandante
Raynal
il carisma di Pétain e il suo acume strategico furono fra i fattori decisivi.
Restano infatti notevoli, a proposito di questa battaglia, le sue intuizioni sulla coordinazione delle azioni dell'
aeronautica militare
(aveva fortemente voluto la creazione della prima divisione di caccia aerea che potesse portare ausilio dal cielo) con quelle della logistica: la memorabile "
Voie Sacrée
" (
via sacra
servì per portare continui rifornimenti e rinforzi alla prima linea e a soccorrere i feriti, mantenendo costantemente elevata la capacità operativa e il morale delle truppe impegnate, mentre sul fronte opposto una diversa organizzazione non impediva il progressivo scemare di potenziale offensivo e di motivazione.
La vittoria nella Grande Guerra
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8 dicembre 1918: Pétain viene nominato
maresciallo di Francia
dal presidente
Raymond Poincaré
(a destra in primo piano) e dal primo ministro
Georges Clemenceau
, in secondo piano con i folti baffi. Dietro a Pétain da sinistra: i marescialli
Joseph Joffre
Ferdinand Foch
, il generale
Douglas Haig
e il generale
John Pershing
Philippe Pétain
Nascita
Cauchy-à-la-Tour
24 aprile
1856
Morte
L'Île-d'Yeu
23 luglio
1951
(95 anni)
Cause della morte
naturale
Luogo di sepoltura
Cimitero di
Port-Joinville
L'Île-d'Yeu
Dati militari
Paese
servito
Francia
Forza armata
Armée française
Arma
Armée de terre
Anni di servizio
1876
1931
Grado
Generale di corpo d'armata
Guerre
Prima guerra mondiale
Guerra del Rif
Battaglie
Battaglia di Verdun
Comandante di
Charles de Gaulle
Decorazioni
Gran Maestro dell'Ordine della Legion d'Onore
Médaille militaire
Croix de Guerre 1914-1918
Maresciallo di Francia
Studi militari
École spéciale militaire de Saint-Cyr
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Manuale
Il 1º maggio Pétain fu sostituito dal generale
Nivelle
al comando della 2ª Armata. Nivelle, meno attento alla salvaguardia delle sue truppe, era un promettente comandante in capo delle armate francesi e sostituì in questa funzione
Joseph Joffre
, mentre a Pétain veniva offerta la carica, creata appositamente per lui, di capo di stato maggiore generale.
All'alba del 16 aprile 1917, agli ordini di Nivelle, ebbe inizio la battaglia dello
Chemin des Dames
seconda battaglia dell'Aisne
, che ben presto si rivelò una disastrosa disfatta, capace di costare centomila perdite nella sola prima settimana e trecentocinquantamila complessive
, per un guadagno di terreno del tutto irrisorio e insignificante. La vera e propria disfatta fu interna, essendo questa la causa principale degli
ammutinamenti del 1917
, che giunsero a turbare i due terzi delle unità francesi. Forte della fiducia che le truppe gli riconoscevano, soprattutto per essersi distinto nella salvaguardia delle vite dei suoi soldati, Pétain fu urgentemente chiamato a sostituire Nivelle, nel frattempo inviato nelle colonie africane.
Con fatica Pétain ristabilì un certo morale, placò buona parte del malcontento e ripristinò la lealtà gerarchica, facendo eseguire, malgrado pesanti pressioni politiche, solo una parte delle
fucilazioni
(le condanne a morte effettivamente eseguite sarebbero state circa 60-70, secondo lo storico
Guy Pedroncini
, a fronte delle 554 inflitte dalla
corte marziale
). Ma più di tutto a tranquillizzare e confortare i soldati poté la riconquista dello Chemin des Dames, rapidamente ottenuta con minime perdite e rischi contenutissimi.
Pétain vantava però illustri detrattori in Foch, Joffre e
Clemenceau
, che lo accusarono di
disfattismo
e di scarsa propensione all'attacco. Divenuto di fatto coordinatore delle truppe alleate, fu però da questi ignorato proprio quando proponeva un mortale affondo alla Germania, che sarebbe stato alla portata degli Alleati e
di facile successo
senza
fonte
. Invece di attaccare, si prese la decisione di accettare la richiesta di
armistizio
Un prestigioso dopoguerra
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Nominato il 19 novembre 1918
Maresciallo di Francia
fu eletto membro dell'
Accademia di scienze morali e politiche
e il 14 settembre 1920 poté finalmente sposare Eugénie Hardon, la cui mano aveva fiduciosamente chiesto nel 1901. In seguito combatté ancora in
Marocco
, nel 1925-1926, a capo di una coalizione franco-spagnola composta da circa 350
000 uomini, contro i
berberi
di
Abd el-Krim
che lottavano contro il colonialismo nel
Rif
. La vittoria fu ottenuta grazie anche all'impiego di
armi chimiche
Pétain nel
1930
Il 20 giugno 1929 Pétain fu eletto all'unanimità all'
Accademia di Francia
. Fu ministro della guerra dal 9 febbraio all'8 dicembre 1934, sotto la presidenza di
Gaston Doumergue
; estromesso in occasione di un "rimpasto" la sua popolarità crebbe notevolmente e, nel 1935,
Gustave Hervé
lanciò una campagna di sostegno al grido di «
C'est Pétain qu'il nous faut
» («
È Pétain quello che ci vuole
»). Nominato presidente del
Consiglio superiore della guerra
, organo analogo all'italiano
Consiglio Supremo di Difesa
, in tale veste avallò stavolta scelte strategiche di indirizzo difensivista, contro de Gaulle che proponeva invece un rafforzamento delle potenzialità offensive, ad esempio mediante l'adozione massiccia del carro armato; sostenne perciò Joffre e la "sua"
Linea Maginot
La Francia di Vichy
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Lo stesso argomento in dettaglio:
Repubblica di Vichy
L'emblema ufficiale di Pétain come capo dello Stato francese.
Il 2 marzo 1939 fu inviato come ambasciatore in
Spagna
presso il
caudillo
Francisco Franco
, e ivi restò anche nei primi mesi della
seconda guerra mondiale
, fino alla rottura del fronte operata dai tedeschi nel maggio 1940. Pétain fu allora richiamato in Francia e nominato vicepresidente del Consiglio dal primo ministro
Paul Reynaud
Poco dopo, il 14 giugno 1940, la Francia fu occupata e le istituzioni dovettero rifugiarsi a
Bordeaux
. Due giorni dopo Reynaud si dimise, indicando in Pétain, convinto sostenitore dell'opportunità di richiedere un armistizio, il suo ideale successore. Il presidente della repubblica
Albert Lebrun
gli affidò l'incarico, salutato da
Charles Maurras
come una «
divine surprise
». Il 22 giugno la Francia sottoscrisse l'armistizio a
Rethondes
Il 29 giugno la cittadina di
Vichy
, in territorio non occupato, fu scelta come sede del nuovo governo. Il 10 luglio le Camere riunite presso il casinò di Vichy conferirono a Pétain anche la carica di capo dello Stato e pieni poteri per la redazione di una nuova
costituzione
. Le Camere non furono sciolte e gli altri partiti non vennero proibiti, ma di fatto il parlamento non fu più convocato.
Pétain instaurò in breve un regime appoggiato dai movimenti fascisti, nazionalisti e monarchici presenti in Francia. Fino all'11 novembre 1942 il governo di Vichy rimase formalmente estraneo ad azioni belliche, e venne considerato ufficialmente uno stato neutrale con rapporti diplomatici con entrambe le fazioni, dalla Germania agli Stati Uniti d'America. Solo dopo l'
operazione Anton
avviata dai tedeschi, si trovò in guerra, ma senza quasi poteri, con una diretta sottomissione ai tedeschi. Dello Stato collaborazionista egli fu capo dello Stato e primo ministro fino al 18 aprile 1942 (giorno in cui cedette l'incarico a
Pierre Laval
), guidando ben cinque gabinetti, e rimase capo dello Stato fino al 1944.
Il 20 agosto 1944 Pétain, dimissionario, fu costretto dai tedeschi a lasciare la Francia per trasferirsi nella Germania sud-occidentale, a
Sigmaringen
, dove arrivò l'8 settembre; i nazisti vi avevano già costituito (il 6 settembre 1944) un "governo in esilio" dei collaborazionisti di Vichy (la
Commissione governativa di Sigmaringen
) al quale Pétain si rifiutò di partecipare.
Dopo la guerra
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Incontro con
Adolf Hitler
del 1940 a
Montoire-sur-le-Loir
Alla fine della guerra, Pétain fuggì da Sigmaringen il 24 aprile 1945, poche ore prima che le truppe alleate entrassero in città, e si costituì alla frontiera svizzera, a
Vallorbe
. Il 26 fu consegnato alle autorità francesi.
Il processo
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Fu accusato di
tradimento
e di collaborazione col nemico. Gli fu quindi intentato un
processo
che sotto certi aspetti fu caratterizzato da vistose lacune della giustizia, come ebbe a considerare lo storico francese
Robert Aron
«In effetti, si ha l'impressione, rileggendo ora quegli atti, che molte siano state le lacune della giustizia. Molti testimoni non furono nemmeno ascoltati, come i vecchi collaboratori diretti del Maresciallo a Vichy, Rochat e Dumoulin de la Barthète, rifugiatisi in Svizzera, dei quali il governo non ha chiesto nemmeno l'estradizione. Lo stesso interrogatorio è stato condotto senza metodo, disordinatamente: Pétain non è stato interrogato circa la sua politica in Africa, né in Siria, né sul suo atteggiamento nei confronti dell'Alsazia, né riguardo l'Indocina, punti essenziali per comprendere le difficoltà e le profonde limitazioni del governo di Vichy.»
(Robert Aron
Durante il processo Pétain sostenne di essersi "sacrificato per la Francia", asserendo che senza la sua azione l'intero territorio francese sarebbe finito nelle mani dei tedeschi, con conseguenze ancor peggiori per i cittadini.
«Nel corso di questo processo io ho voluto mantenere volontariamente il silenzio, dopo aver spiegato al popolo francese le ragioni di tale atteggiamento. La mia unica preoccupazione, la mia unica cura, è stata di rimanere insieme ad esso sul suolo di Francia secondo la mia promessa, per tentare di proteggerlo e attenuare le sue sofferenze. Qualunque cosa accada, il popolo non lo dimenticherà.
Esso sa che io l'ho difeso come ho difeso Verdun. Signori giurati, la mia vita e la mia libertà sono nelle vostre mani, ma il mio onore, io lo affido alla Patria. Disponete di me secondo coscienza. La mia non ha nulla da rimproverarmi, poiché durante una vita già lunga, giunto alla mia età e alle soglie della morte, affermo che non ho altra ambizione, che quella di servire la Francia.»
(Philippe Pétain nella sua arringa difensiva
10
La linea della difesa non fu convincente ed egli venne condannato a morte, ma, contrariamente al suo primo ministro,
Pierre Laval
, inviato rapidamente alla fucilazione, la pena fu commutata nel carcere a vita da Charles de Gaulle, in considerazione dell'età e perché pluridecorato al valor militare nella
prima guerra mondiale
La morte in carcere
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A 89 anni fu imprigionato a
Fort du Portalet
, nei Bassi Pirenei dal 15 agosto al 16 novembre 1945. Fu quindi trasferito al
Fort de Pierre-Levée
di
L'Île-d'Yeu
, e le sue condizioni peggiorarono nel tempo. Sei anni dopo, l'8 giugno 1951, il presidente Auriol, informato che Pétain aveva poco da vivere, commutò la detenzione in ricovero in ospedale ma il prigioniero era troppo grave per essere trasferito in ospedale a Parigi; morì poche settimane dopo in un appartamento di Port-Joinville, la principale località di L'Île-d'Yeu, ricevendo - in punto di morte - il rifiuto da parte del governo francese alla sua richiesta d'accoglimento delle proprie spoglie presso l'ossario di Verdun. Il Maresciallo di Francia fu quindi tumulato nel cimitero di Port-Joinville.
Nel secondo dopoguerra Pétain divenne un simbolo per l'
estrema destra
francese, essendo il punto di riferimento non solo dei nostalgici del suo governo, ma anche dei giovani
nazionalisti
, fino alla
guerra d'Algeria
Onorificenze
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Onorificenze francesi
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Gran Maestro dell'Ordine della Legion d'Onore
«Capo dello Stato Francese»
10 luglio 1940 – 20 agosto 1944
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'onore (Francia)
24 agosto 1917
11
- 18 agosto 1945 (radiazione)
12
Medaglia militare
6 agosto 1917
13
- 18 agosto 1945 (radiazione)
12
Croce di guerra 1914-1918
Medaglia commemorativa della battaglia di Verdun
1916
Cavaliere dell'Ordine delle Palme Accademiche
23 dicembre 1909
14
Medaglia interalleata della vittoria (Francia)
20 luglio 1922
Medaglia commemorativa di guerra 1914–1918
23 giugno 1920
Onorificenze straniere
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Croce della Libertà per il comando militare di I classe (Estonia)
Collare del Reale e Distinto Ordine Spagnolo di Carlo III
1919
Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila bianca (Polonia)
1921
Cavaliere di Gran Croce onorario del Distintissimo Ordine di San Michele e San Giorgio (G.C.M.G. (hon.), Regno Unito)
Gran Cordone dell'Ordine del Dragone di Annam (Impero vietnamita)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale della Cambogia (Cambogia)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Stella dei Karađorđević (classe militare, Regno di Jugoslavia)
Note
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403º su 412 nella graduatoria di ammissione, si classificò 229º su 336 nella graduatoria finale.
«Le général vient de nous montrer toutes les erreurs à ne pas commettre».
Più volte ferito in combattimento ed ormai invalido Raynal ottenne il comando di questo vecchio fortino dismesso e pressoché disarmato, improvvisamente ridivenuto strategico per l'imprevista portata dell'avanzata germanica; è oggi considerato una figura eroica di grande notorietà in Francia.
Così definita da
Maurice Barrès
, la strada provinciale carrabile fra
Bar-le-Duc
Verdun
collegava il fronte con le retrovie, nelle quali in brevissimo tempo furono allestite utilissime strutture di supporto come ospedali, armerie ed altri campi di servizio.
Joffre, divenuto celebre per la
Prima battaglia della Marna
, era stato insieme al Foch entusiasta sostenitore del
Piano XVII
, poi rivelatosi gravemente inadeguato.
Compresi alcuni reparti inglesi che
Lloyd George
aveva affidati al Nivelle.
Tale titolo non fu revocato nemmeno a seguito del processo per i fatti di Vichy e resta sua prerogativa.
Il 16 maggio Franco gli aveva invano consigliato di non legarsi a quel gabinetto.
Robert Aron, "Processo e morte di Pétain", in
Storia illustrata
n° 125 Anno 1968, pag. 80
Robert Aron,
Processo e morte di Pétain
, in Storia illustrata n°125 Anno 1968, pag. 81
Bibliografia
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Cesare Giardini
Il processo Pétain
, Collana La seconda guerra mondiale.Collezione di memorie, diari e studi, Milano, Rizzoli, 1947.
Alfred Fabre-Luce,
La verità sul Generale De Gaulle e difesa del Maresciallo Pétain
, Collana Serie Polemica n.4, Roma, Editori Riuniti, 1947.
Louis Rougier,
Missione segreta a Londra
, traduzione di Cesare Reisoli, Collana La seconda guerra mondiale, Milano-Roma, Rizzoli, 1947.
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Le Véritable Procès du Maréchal Pétain
, Paris, Librairie Arthème Fayard, 1955.
Glorney Bolton,
Pétain
, Collana Il Cammeo, Milano, Longanesi, 1958.
FR
) Jean-Raymond Tournoux,
Pétain et De Gaulle: un demi-siècle d'histoire non officielle
, Paris, Plon, 1964.
Richard M. Watt,
Chiamatelo tradimento. La storia di trent'anni di corruzione politica e di incompetenza militare che portarono l'esercito francese all'ammutinamento del 1917; la verità sulle decimazioni ordinate da Pétain. Introduzione del Colonnello John Elting
, Milano, Longanesi, 1966.
Lorenzo Bocchi,
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, Collana I contemporanei diretta da Enzo Biagi, Della Volpe Editore, 1967.
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FR
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Philippe Pétain
, La Table Ronde, 1972.
Herbert R. Lottmann,
Petain. Eroe o traditore?
, traduzione di Erica Joy Mannucci, Milano, Frassinelli, 1985.
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Marc Ferro
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, Paris, Fayard, 1987,
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Pétain's Crime. The Full Story of French Collaboration in the Holocaust
, Ivan R. Dee, 1982-1990.
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Il nuovo ordine europeo. La collaborazione nell'Europa tedesca (1938-1945)
, Collana Biblioteca storica, Bologna, Il Mulino, 2002.
Voci correlate
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Collaborazionismo
Repubblica di Vichy
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Collegamenti esterni
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Pétain, Henri-Philippe-Omer
, su
Treccani.it – Enciclopedie on line
Istituto dell'Enciclopedia Italiana
Pétain, Henri-Philippe-Omer
, in
Dizionario di storia
Istituto dell'Enciclopedia Italiana
, 2010.
EN
) Georges Blond,
Philippe Pétain
, su
Enciclopedia Britannica
, Encyclopædia Britannica, Inc.
FR
Philippe Pétain
, su
www.academie-francaise.fr
Académie française
EN
Opere di Philippe Pétain
, su
Open Library
Internet Archive
FR
Pubblicazioni di Philippe Pétain
, su
Persée
, Ministère de l'Enseignement supérieur, de la Recherche et de l'Innovation.
EN
Opere riguardanti Philippe Pétain
, su
Open Library
Internet Archive
EN
Philippe Pétain
, su
IMDb
, IMDb.com.
Predecessore
Primo Ministro della Repubblica Francese
Successore
Paul Reynaud
1940
1942
Pierre Laval
Predecessore
Capo di Stato Francese
Successore
Albert Lebrun
Presidente
1940
1944
Charles de Gaulle
Predecessore
Seggio 18 dell'
Académie française
Successore
Ferdinand Foch
1929
1945
(espulso)
André François-Poncet
Predecessore
Coprincipe di Andorra
Successore
Albert Lebrun
1940
1944
Charles de Gaulle
Capi di governo della Francia
Restaurazione
(1814–1830)
Presidente del Consiglio dei ministri
Charles Maurice de Talleyrand-Périgord
(1815)
Armand Emmanuel de Vignerot du Plessis de Richelieu
(1815-1818)
Jean Joseph Dessolles
(1818-1819)
Élie Decazes
(1819-1820)
Armand Emmanuel de Vignerot du Plessis de Richelieu
(1820-1821)
Jean-Baptiste de Villèle
(1821-1828)
Jean-Baptiste Gaye
(1828-1829
Polignac
(1829-1830)
Monarchia di luglio
(1830–1848)
Presidente del Consiglio dei ministri
Jacques Laffitte
(1830-1831)
Casimir Pierre Périer
(1831-1832)
Nicolas Jean-de-Dieu Soult
(1832-1834)
Étienne Maurice Gérard
(1834)
Hugues-Bernard Maret
(1834)
Édouard Adolphe Casimir Joseph Mortier
(1834-1835)
Victor de Broglie
(1835-1836)
Adolphe Thiers
(1836)
Louis-Mathieu Molé
(1836-1839)
Nicolas Jean-de-Dieu Soult
(1839-1840)
Adolphe Thiers
(1840)
Nicolas Jean-de-Dieu Soult
(1840-1847)
François Guizot
(1847-1848)
Louis-Mathieu Molé
(1848)
Seconda Repubblica
(1848–1852)
Jacques-Charles Dupont de l'Eure
(1848)
François Arago
(1848)
Louis-Eugène Cavaignac
(1848)
Odilon Barrot
(1848-1849)
Alphonse Henri d'Hautpoul
(1849-1851)
Léon Faucher
(1851)
Secondo Impero
(1852–1870)
Émile Ollivier
(1870)
Cousin-Montauban
(1870)
Governo di difesa nazionale
(1870–1871)
Presidente del governo
Louis-Jules Trochu
(1870-1871)
Terza Repubblica
(1871–1940)
Presidente del Consiglio dei ministri
Jules-Armand Dufaure
(1871-1873)
Albert de Broglie
(1873-1874)
Ernest Courtot de Cissey
(1874-1875)
Louis Buffet
(1875-1876)
Jules-Armand Dufaure
(1876)
Jules Simon
(1876-1877)
Albert de Broglie
(1877)
Gaëtan de Rochebouët
(1877)
Jules-Armand Dufaure
(1877-1879)
William Henry Waddington
(1879)
Charles de Freycinet
(1879-1880)
Jules Ferry
(1880-1881)
Léon Gambetta
(1881-1882)
Charles de Freycinet
(1882)
Charles Duclerc
(1882-1883)
Armand Fallières
(1883)
Jules Ferry
(1883-1885)
Henri Brisson
(1885-1886)
Charles de Freycinet
(1886)
René Goblet
(1886-1887)
Maurice Rouvier
(1887)
Pierre Tirard
(1887-1888)
Charles Floquet
(1888-1889)
Pierre Tirard
(1889-1890)
Charles de Freycinet
(1890-1892)
Émile Loubet
(1892)
Alexandre Ribot
(1892-1893)
Charles Dupuy
(1893)
Jean Casimir-Perier
(1893-1894)
Charles Dupuy
(1894-1895)
Alexandre Ribot
(1895)
Léon Bourgeois
(1895-1896)
Jules Méline
(1896-1898)
Henri Brisson
(1898)
Charles Dupuy
(1898-1899)
Pierre Waldeck-Rousseau
(1899-1902)
Émile Combes
(1902-1905)
Maurice Rouvier
(1905-1906)
Ferdinand Sarrien
(1906)
Georges Clemenceau
(1906-1909)
Aristide Briand
(1909-1911)
Ernest Monis
(1911)
Joseph Caillaux
(1911-1912)
Raymond Poincaré
(1912-1913)
Aristide Briand
(1913)
Louis Barthou
(1913)
Gaston Doumergue
(1913-1914)
Alexandre Ribot
(1914)
René Viviani
(1914-1915)
Aristide Briand
(1915-1917)
Alexandre Ribot
(1917)
Paul Painlevé
(1917)
Georges Clemenceau
(1917-1920)
Alexandre Millerand
(1920)
Georges Leygues
(1920-1921)
Aristide Briand
(1921-1922)
Raymond Poincaré
(1922-1924)
Frédéric François-Marsal
(1924)
Édouard Herriot
(1924-1925)
Paul Painlevé
(1925)
Aristide Briand
(1925-1926)
Édouard Herriot
(1926)
Raymond Poincaré
(1926-1929)
Aristide Briand
(1929)
André Tardieu
(1929-1930)
Camille Chautemps
(1930)
André Tardieu
(1930)
Théodore Steeg
(1930-1931)
Pierre Laval
(1931-1932)
André Tardieu
(1932)
Édouard Herriot
(1932)
Joseph Paul-Boncour
(1932-1933)
Édouard Daladier
(1933)
Albert Sarraut
(1933)
Camille Chautemps
(1933-1934)
Édouard Daladier
(1934)
Gaston Doumergue
(1934)
Pierre-Étienne Flandin
(1934-1935)
Fernand Bouisson
(1935)
Pierre Laval
(1935-1936)
Albert Sarraut
(1936)
Léon Blum
(1936-1937)
Camille Chautemps
(1937-1938)
Léon Blum
(1938)
Édouard Daladier
(1938-1940)
Paul Reynaud
(1940)
Philippe Pétain
(1940)
Francia di Vichy
(1940-1944)
Presidente del Consiglio dei ministri
Philippe Pétain
(1940-1942)
Pierre Laval
(1942-1944)
Fernand de Brinon
(1944-1945)
Governo provvisorio
(1944–1946)
Presidente del governo provvisorio
Charles de Gaulle
(1945-1946)
Félix Gouin
(1946)
Georges Bidault
(1946)
Vincent Auriol
(1946)
Léon Blum
(1946-1947)
Quarta Repubblica
(1946–1958)
Presidente del Consiglio dei ministri
Paul Ramadier
(1947)
Robert Schuman
(1947-1948)
André Marie
(1948)
Robert Schuman
(1948)
Henri Queuille
(1948-1949)
Georges Bidault
(1949-1950)
Henri Queuille
(1950)
René Pleven
(1950-1951)
Henri Queuille
(1951)
René Pleven
(1951-1952)
Edgar Faure
(1952)
Antoine Pinay
(1952-1953)
René Mayer
(1953)
Joseph Laniel
(1953-1954)
Pierre Mendès France
(1954-1955)
Christian Pineau
(1955)
Edgar Faure
(1955-1956)
Guy Mollet
(1956-1957)
Maurice Bourgès-Maunoury
(1957)
Félix Gaillard
(1957-1958)
Pierre Pflimlin
(1958)
Charles de Gaulle
(1958–1959)
Quinta Repubblica
(1958–)
Primo ministro
Michel Debré
(1959-1962)
Georges Pompidou
(1962-1968)
Maurice Couve de Murville
(1968-1969)
Jacques Chaban-Delmas
(1969-1972)
Pierre Messmer
(1972-1974)
Jacques Chirac
(1974-1976)
Raymond Barre
(1976-1981)
Pierre Mauroy
(1981-1984)
Laurent Fabius
(1984-1986)
Jacques Chirac
(1986-1988)
Michel Rocard
(1988-1991)
Édith Cresson
(1991-1992)
Pierre Bérégovoy
(1992-1993)
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Politici francesi del XIX secolo
Politici francesi del XX secolo
Generali del XIX secolo
Generali del XX secolo
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Morti nel 1951
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Ministri della Repubblica francese
Militari francesi della prima guerra mondiale
Morti nelle carceri francesi
Persone del regime di Vichy
Presidenti della Repubblica francese
Primi ministri della Francia
Collari dell'Ordine di Carlo III
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