Il generale Shirō Ishii nel 1932

Nel periodo tra il 1928 e il 1930, mentre Ishii stava trascorrendo due anni di studio e ricerca all'estero, il Giappone aveva occupato la zona nord-orientale della Cina, portando la Manciuria sotto il proprio controllo. Le truppe giapponesi avevano occupato Harbin, capitale della provincia di Heilongjiang, in Manciuria settentrionale, il 5 febbraio 1932. Ishii sarebbe arrivato qualche mese dopo ad Harbin; una volta stabilitosi, non ebbe difficoltà nel lanciare il suo progetto di armamento biologico. I suoi piani di ricerca furono accolti con entusiasmo, considerato il ruolo che le armi biologiche potevano ricoprire qualora fosse scoppiato un conflitto con i sovietici; visto il sospetto che essi fossero già impegnati in simili attività di ricerca, la produzione giapponese era giustificata come autoprotezione.[6] Harbin presentava sia vantaggi che svantaggi come base di ricerca: era una città nuova, costruita nel 1897 quando i russi avevano deciso di renderla punto di intersezione della ferrovia e centro industriale-commerciale, ed era popolata da migliaia di cinesi, coreani, mongoli, russi, europei e statunitensi. Come la maggior parte delle Concessioni, la città era suddivisa in tre aree: una, successivamente rinominata Vecchia Harbin, era la zona industriale dove risiedeva la maggior parte della popolazione estremamente povera; la seconda era popolata da cinesi medio-benestanti, e la terza era la Concessione russa, riservata agli stranieri e successivamente nota come Nuova Harbin. Il problema nel creare un centro di ricerca nel cuore di una città così popolata era il rischio di venire facilmente scoperti.

Celebre è l’affermazione di Ishii: "Esistono due tipi di ricerca per le armi batteriologiche, A e B. A è ricerca di attacco e B è ricerca di difesa. La ricerca del vaccino è di tipo B, e questa può essere fatta in Giappone. Tuttavia, una ricerca di tipo A può soltanto essere svolta all’estero."[1][6] Inizialmente, il laboratorio di ricerca era stato istituito nel settore industriale della città, il distretto di Nan Gang. Questo era utilizzabile solamente per una ricerca di tipo B, e occasionalmente, con le dovute precauzioni, si potevano eseguire esperimenti sugli umani. Presto divenne però evidente che sarebbe stato necessario un altro luogo per condurre una ricerca di tipo A; il nuovo piano prevedeva che Ishii e i collaboratori avrebbero continuato la ricerca sui vaccini presso la struttura di Harbin, mentre una struttura fuori dalla città sarebbe stata utilizzata per quella di tipo A.[6]

Nell'estate del 1932, un gruppo di ufficiali e soldati giapponesi marciò su Beiyinhe, un insieme di piccoli villaggi conosciuti dagli abitanti del luogo come “Città Zhongma”,[6] e ordinò agli abitanti di lasciare il villaggio in tre giorni. Il villaggio era costruito sulle rive del fiume Beiyin e adiacente alla linea ferroviaria Lafa-Harbin, poco più di 100 chilometri a sud della città di Harbin. L’ufficiale incaricato dell’operazione era Ishii, chiamato dai locali Zhijiang Silang; il suo lavoro doveva restare segreto, pertanto Ishii dovette adottare un nome in codice per sé stesso e per la sua unità. Scelse il nome in codice “Unità Togo”[7], in onore dell’Ammiraglio Togo Heihachiro.[5] L’Unità Togo fu così stabilita a Beiyinhe, la cui vicinanza con la Ferrovia della Manciuria meridionale permetteva il facile trasporto dei macchinari e delle cavie umane da laboratorio. Tutti gli individui coinvolti nella ricerca erano medici dell’esercito; secondo alcune fonti, la portata del progetto di ricerca coinvolgeva circa dieci medici, insieme a cento membri del personale, ma altre fonti invece riferiscono che all’inizio Ishii avesse a disposizione circa 300 uomini.[2][6]

Le armi biologiche che Ishii aspirava a sviluppare avevano come bersaglio gli esseri umani; per tale motivo, riteneva essenziale avere a disposizione una struttura per la sperimentazione umana. Il luogo dove si svolgevano le attività era il campo di sperimentazione e prigione Zhongma, chiamato dai residenti "Castello Zhongma"; la struttura aveva un'estensione di circa 600 m2, costruita per contenere un massimo di 1000 persone e circondata da mura in mattoni alte tre metri, sormontate da recinzioni elettriche e filo spinato, ai cui quattro lati erano site le torri di vedetta. La prima ala comprendeva la prigione, i laboratori, un forno crematorio e una discarica; la seconda ala gli uffici, gli alloggi, una mensa, i magazzini e i parcheggi per i veicoli militari. La fuga di alcuni prigionieri nel 1934 e l’esplosione della discarica di munizioni nel 1935 spinsero Ishii a spostare la ricerca in un altro luogo e procedere con la fase due del progetto. Abbandonando la struttura nel 1937, Ishii si assicurò la massima segretezza con la sua demolizione e con l’uccisione di chiunque potesse rivelare le attività, prigionieri inclusi.[6]

I superiori di Ishii nell'Armata del Kwantung, l'élite nella comunità scientifica e i suoi sostenitori all'interno del Comando militare erano soddisfatti dei risultati e progressi delle sue ricerche. Nel 1936, Ishii fu insignito della posizione di Capo della Divisione per la Purificazione idrica, come adeguata copertura per le attività segrete.[8] In seguito altri 18 o più rami della divisione furono creati sotto il diretto controllo di Ishii. La base principale delle operazioni era nota come Complesso di Pingfang, un agglomerato di circa dieci villaggi a 24 km a sud di Harbin, di cui almeno otto erano stati conquistati dai giapponesi tra il 1936 e il 1938. Le dimensioni del complesso erano enormi: comprendeva almeno 65 edifici, tra cui un edificio amministrativo, laboratori, stalle, un edificio per autopsie e dissezioni, un laboratorio per esperimenti da congelamento, una fattoria, una prigione speciale, una fabbrica, tre fornaci e alcune strutture ricreative. Il complesso era protetto da una serie di fortificazioni, come era stato per Beiyinhe, e da quattro vie di accesso, di cui quella a sud solo per gli uomini di Ishii, quella ad ovest per le emergenze e quelle ad est e a nord per i lavoratori cinesi.

La nuova Unità, che consisteva in un nucleo di scienziati e soldati del precedente gruppo dell’Unità Togo, insieme a nuovi scienziati e ricercatori provenienti da università giapponesi ed altre istituzioni private, fu chiamata Unità Ishii. Nel 1941, per mascherare ulteriormente le attività di ricerca delle armi biologiche, le fu dato il codice 731.[5] Il gruppo di ricerca dell’Unità 731 fu istituito nel 1936 a Pingfang come “Divisione per la Prevenzione Epidemica e Rifornimento Idrico dell’Armata del Kwantung” tramite approvazione da decreto imperiale[5][8]; il primo gruppo di nuovi membri consisteva di sette professori e istruttori, giunti nel 1938 dall’Università Imperiale di Kyoto e noti come i "Grandi Sette". Con l’espandersi del fronte del conflitto in Cina nel 1937, furono stabilite nelle principali città cinesi alcune unità affiliate alla 731, anch’esse ufficialmente istituite con il nome di “Divisione per la Prevenzione Epidemica e Rifornimento Idrico”. Nel 1941, quando l’Unità fu rinominata “Unità militare 731 del Kwantung”, tutti i membri e macchinari collocati nelle altre aree furono riallocati a Pingfang e il numero complessivo dei lavoratori crebbe fino a duemila.

Con l’aumento repentino delle attività, tra il 1939 e il 1940 l'unità fu sottoposta a molteplici espansioni e riorganizzazioni sotto il controllo del Quartier generale, raggiungendo la presenza di oltre 3000 scienziati e tecnici.[1][5] La struttura era ormai diventata un progetto di tale portata che era necessaria una copertura per non insospettire la popolazione locale; di conseguenza, la popolazione fu informata dai collaboratori di Ishii che i giapponesi stavano costruendo una segheria, da cui nacque il termine maruta (丸太, tronchi), utilizzato dai membri della struttura per indicare i soggetti degli esperimenti.[2][6]

Durante gli ultimi mesi della guerra, Ishii si stava preparando per un attacco contro gli Stati Uniti con le armi biologiche chiamato "Operazione Fiori di Ciliegio nella Notte" (夜櫻作戰, Yozakura Sakusen); consisteva nell’invio di una ventina di aerei per causare epidemie in California, a partire da San Diego, e fu finalizzato il 26 marzo 1945.[1][9] Cinque sottomarini di classe I-400 si sarebbero dovuti dirigere fino alla costa statunitense; ognuno trasportava tre Aichi M6A Seiran carichi di pulci infette, che sarebbero state liberate in palloni o con lo schianto del mezzo. La data della missione era stata fissata per il 22 settembre, ma non fu mai portata a termine per la resa giapponese del 15 agosto.[1][9][10] L'8 agosto 1945, tra i due bombardamenti atomici, l'URSS dichiarò guerra all'Impero giapponese e nell'arco di due settimane abbatté la vantata Armata del Kwantung, occupando vaste zone della Manciuria e alcuni punti dell'adiacente colonia di Corea.

L’Unità 731 temeva che le proprie attività segrete sarebbero venute alla luce, così i membri delle varie sedi distrussero tutti i macchinari, fecero saltare in aria gli edifici e uccisero tutti i prigionieri e i soggetti degli esperimenti.[5] Prima di abbandonare il luogo, i topi e le pulci infetti dalla peste bubbonica furono rilasciati nell’area circostante, causando un'epidemia che imperversò più di tre mesi nel nord est della Cina e mieté almeno 30.000 vittime.[6] Tra la mezzanotte e l’una del 9 agosto 1945, l’Armata sovietica passò attraverso il confine, giungendo in Corea e Manciuria. I membri dell’Unità 731 avevano sentito la trasmissione delle notizie d’ultima ora sull’Unione Sovietica e tre giorni dopo gli fu ordinato di appiccare il fuoco a edifici, abitazioni, macchinari, materiali e documenti.[5]

A Pingfang i prigionieri furono i primi ad essere eliminati. Naoji Uezono, ex-membro del personale dell’Unità 731, rilasciò questa dichiarazione:

Tutti noi dovevamo iniziare le procedure di evacuazione [...] Prima di tutto furono uccisi i maruta. Dopodiché, mettemmo i loro corpi nell’inceneritore. Anche gli esemplari estratti dai corpi umani furono inseriti nell’inceneritore, ma ce n'erano così tanti che non bruciavano. Quindi, li portammo al fiume Sungari per gettarli dentro.

I capi delle sezioni ricevettero l’ordine di distribuire ai membri delle boccette contenenti cianuro di potassio, da utilizzare nell’eventualità in cui venissero catturati dai sovietici.[9] Ishii all’inizio avrebbe voluto che tutti i membri e le loro famiglie si togliessero la vita, ma si scontrò con l’opposizione del capo della ricerca dell’Unità, il Maggiore generale Hitoshi Kikuchi; pertanto, ordinò a ciascun membro di non divulgare il proprio passato militare, di non occupare posizioni ufficiali in futuro e di non contattare gli altri membri. Assicuratosi che tutto fosse stato distrutto, Ishii si diresse in Giappone su un aereo militare, mentre la famiglia, insieme a dati e macchinari, si sarebbe diretta con il trasporto ferroviario verso Busan, in Corea del Sud, continuando in nave il tragitto verso il Giappone. Quando i russi presero il controllo delle sedi delle unità nel settembre del 1945, la maggior parte degli ufficiali di alto livello si era consegnata agli statunitensi. Le truppe sovietiche occuparono quel che era rimasto dell’Unità 731 in Manciuria e i documenti che riuscirono ad ottenere comprendevano delle piante di fucine di assemblaggio per armi biologiche.

Le informazioni contenute nei documenti ritrovati resero possibile nel 1946 la creazione di un centro di ricerca biologica militare a Sverdlovsk (ora Ekaterinburg) e anche gli Stati Uniti utilizzarono le nuove informazioni fornite da Ishii e altri membri catturati per la creazione di un centro di ricerca sulle armi batteriologiche.[2]

Dopo che il Giappone si arrese alle Forze Alleate, il Colonnello Murray Sanders giunse in Giappone per investigare la ricerca biologica giapponese e trovare il Generale Ishii.[7] Non appena arrivò a Tokyo, fece la conoscenza di Ryoichi Naito, protegé di Ishii, che facendo da intermediario negli interrogatori riuscì a manipolare le risposte degli interrogati. I risultati dell'investigazione non furono produttivi: molti interrogati affermarono che in Giappone non erano stati studiati gli aspetti "offensivi" della guerra biologica e che non erano stati condotti esperimenti su soggetti umani. Tornato negli Stati Uniti, il 1 novembre 1945 pubblicò un resoconto contenente una descrizione generale della ricerca biologica giapponese, attribuita all'esercito e descritta come "attività di minore importanza".[8] Sanders passò le redini della seconda fase dell’investigazione al Colonnello Arvo Thompson, inviato del presidente Harry Truman.[7] Quando Ishii si arrese alle autorità, Thompson lo tenne sotto interrogatorio per oltre un mese, dal 17 gennaio al 25 febbraio 1946, presso la sua abitazione perché in stato di salute cagionevole[7]; Ishii, restio a fornire informazioni, riuscì a minimizzare la portata delle attività di ricerca, sviando Thompson, che nel suo resoconto del 31 maggio 1946 riportò soltanto la tecnologia di costruzione delle bombe batteriologiche e le informazioni sulla coltivazione in massa dei batteri. I successivi resoconti degli scienziati Norbert Fell (20 giugno 1947) e di Edwin Hill e Joseph Victor (12 dicembre 1947) risultarono più approfonditi, descrivendo gli esperimenti sugli esseri umani condotti dall'Unità; Fell riuscì ad ottenere da Ishii informazioni sostanziali sulle ricerche, ma anche in questo caso ricevette informazioni parzialmente vere[6][8], mentre Hill e Victor ottennero maggiori informazioni sul trattamento delle malattie umane.

Le informazioni ottenute avevano come prezzo l'immunità dalla persecuzione per crimini di guerra, e le procedure per finalizzarne la concessione erano al di sopra dell'autorità degli scienziati: le discussioni in merito proseguirono fino al 1948. La decisione di garantire l'immunità ai giapponesi proveniva anche dall'intelligence militare statunitense, la quale voleva impedire la divulgazione di qualsiasi informazione ai russi ed assicurarsi che gli esperti giapponesi in armi biologiche fornissero tutti i dati in proprio possesso. Il Maggiore Generale Charles Willoughby, capo del dipartimento di intelligence del Quartier generale delle Forze Alleate sotto il Generale MacArthur, fu incaricato di gestire tutti i contatti con il mondo esterno del personale dell’Unità 731, il quale viveva nel quasi totale anonimato[11], per impedire la divulgazione di informazioni sulle armi batteriologiche. Dopo che il governo statunitense aveva ignorato più volte, dall'inizio del 1947, le richieste russe di interrogare i giapponesi, all’ambasciatore fu infine concesso di interrogare Ishii e gli altri ufficiali dell’Unità, a cui fu riferito di non divulgare ai russi le informazioni sugli esperimenti umani, sulla produzione di pulci, sui test all'aria aperta o sulla struttura e organizzazione delle unità, e di agire come se non riconoscessero nessuno degli statunitensi che li avrebbero scortati[6], di modo da poter ottenere le informazioni in possesso sovietico. Ci sono diversi documenti negli Archivi di Stato che supportano le affermazioni dei russi, secondo cui gli era stato negato in più di un'occasione di interrogare Ishii e i suoi collaboratori[6]; inoltre, alcuni documenti successivi indicano che gli statunitensi erano al corrente dei propri soldati portati nei campi di sperimentazione e degli esperimenti sui prigionieri di guerra, nonostante Ishii lo negasse.[2][5][7]

Verso la fine del 1947, in seguito alle investigazioni e agli interrogatori cui erano stati sottoposti, oltre a Ishii, anche Naito, Masaji Kitano e molti altri membri della "rete di Ishii", le autorità statunitensi avevano raccolto una sufficiente quantità di informazioni che sembravano dimostrare che i giapponesi avessero condotto esperimenti di armi biologiche su esseri umani.[6][7] La maggior parte del loro lavoro costituiva una violazione dei diritti, come definita negli atti costituzionali del Processo di Tokyo e del Processo di Norimberga, ma la priorità era il valore informativo delle ricerche.[6] Gli statunitensi ritenevano inestimabili le informazioni che avevano ottenuto dalla ricerca giapponese, soprattutto perché i propri scienziati non avrebbero avuto la possibilità di condurre simili esperimenti sugli esseri umani, e il governo aveva deciso che rendere pubbliche le informazioni avrebbe fornito agli altri paesi accesso alla produzione delle armi biologiche.[4][6] Pertanto, non potevano permettere a Ishii o ai collaboratori di testimoniare ai processi, come richiesto dai russi.

Dodici soldati e medici giapponesi dell'Armata del Kwantung furono processati soltanto alla fine del 1949 nel processo di Chabarovsk. Il testo delle accuse riportava[5]:

  1. Generale Yamada Otozo, comandante in carica dell'Armata del Kwantung dal 1944 alla fine del conflitto. Supervisionava le attività di produzione delle armi biologiche delle Unità 731 e 100. Condannato ai lavori forzati in un campo di lavoro per 25 anni.
  2. Maggiore generale Kawashima Kiyoshi, capo della divisione di Produzione dell'Unità 731 dal 1941 al 1943. Prese parte all'organizzazione delle operazioni del 1942 nella Cina centrale. Durante il suo servizio era stato personalmente coinvolto nell'uccisione dei detenuti nel corso degli esperimenti. Condannato ai lavori forzati in un campo di lavoro per 25 anni.
  3. Maggiore Karasawa Tomio, ex-capo di una sezione della divisione di Produzione. Prese parte nel 1940 e 1942 all'organizzazione delle spedizioni per diffondere epidemie tra la popolazione cinese. Condannato ai lavori forzati in un campo di lavoro per 20 anni.
  4. Tenente generale Kajitsuka Ryuji, ex-capo di divisione dell'Amministrazione medica nel Ministero della Guerra. Sostenitore della causa delle armi biologiche dal 1931. Nel 1936 aveva raccomandato Ishii come capo del gruppo di ricerca batteriologica appena creato. Dal 1939 era capo dell'Amministrazione Medica dell'Armata del Kwantung e supervisionava l'operato dell'Unità 731. Condannato ai lavori forzati in un campo di lavoro per 25 anni.
  5. Tenente colonnello Nishi Toshihide, capo del Ramo 673 (Sunyu) dell'Unità 731 dal 1943 alla resa. Era al contempo Capo della Quinta Divisione dell'Unità e formava il personale per unità speciali nell'esercito. Prese parte all'uccisione di cittadini cinesi e sovietici nel corso degli esperimenti. Condannato ai lavori forzati in un campo di lavoro per 18 anni.
  6. Maggiore generale Onoue Masao, ex-capo del Ramo 643 (Hailin) dell'Unità 731. Si occupava della ricerca di nuovi tipi di armi biologiche, della preparazione dei materiali e del personale. Condannato ai lavori forzati in un campo di lavoro per 12 anni.
  7. Maggiore generale Sato Shunji, dal 1941 capo dell'Unità Nami a Canton e dal 1943 dell'Unità Ei a Nanchino. In seguito fu capo del Servizio Medico della Quinta Divisione. Supervisionava e forniva assistenza al Ramo 643. Condannato ai lavori forzati in un campo di lavoro per 20 anni.
  8. Tenente generale Takahashi Takaatsu, ex-capo della Sezione Veterinaria dell'Armata del Kwantung. Supervisionava le attività dell'Unità 100 ed era tra gli organizzatori della produzione di armi biologiche. Condannato ai lavori forzati in un campo di lavoro per 25 anni.
  9. Tenente Hirazakura Kensaku, ex-ricercatore nell'Unità 100. Prese parte a missioni di ricognizione al confine con l'URSS con l'obiettivo di valutare le strategie migliori di attacco. Condannato ai lavori forzati in un campo di lavoro per 10 anni.
  10. Sergente Mitomo Kazuo, ex-membro dell'Unità 100. Prese parte alle sperimentazioni su prigionieri e alle operazioni di sabotaggio contro l'U.R.S.S. nell'area di Tryokhrechye. Condannato ai lavori forzati in un campo di lavoro per 15 anni.
  11. Caporale Kikuchi Norimitsu, ex-assistente medico della sezione 643 dell'Unità 731. Prese parte alla ricerca di nuovi tipi di armi biologiche. Nel 1945 frequentò un corso di formazione come personale di guerra biologica. Condannato ai lavori forzati in un campo di lavoro per 2 anni.
  12. Kurushima Yuji, ex-assistente di laboratorio del Ramo 162 dell'Unità 731. Prese parte alla coltivazione batterica di colera, tifo e altre malattie infettive. Condannato ai lavori forzati in un campo di lavoro per 3 anni.

Nonostante la segretezza delle operazioni condotte da Ishii e collaboratori, alcune testimonianze divulgate nel processo hanno fatto venire alla luce informazioni importanti. Una è la Testimonianza di Tamura Tadashi (ex-comandante dell’Esercito imperiale giapponese in Cina), del 31 ottobre 1949:

Il Generale Shiro mi aveva espressamente fatto notare che la [sua] Unità 731 stava preparando una battaglia con armi biologiche contro la Russia. Aveva anche accennato al fatto che erano in grado di produrre in massa le armi per la guerra batteriologica. Riteneva che queste fossero tra le armi più potenti che i giapponesi potessero usare. La loro efficacia era già stata testata nei laboratori e sugli umani. [...] …Avevo visto molti grafici, diagrammi e libri nell’ufficio del Generale Shiro che descrivevano nel dettaglio i dati raccolti dagli esperimenti che utilizzavano bombe, granate e cannoni per diffondere peste, colera e altre malattie infettive. Questi grafici mi avevano fatto comprendere appieno il potenziale tremendo della guerra batteriologica. Il Generale Shiro e altri tre ufficiali (i cui nomi non riesco a ricordare) mi accompagnarono ad ispezionare tutti i laboratori e luoghi di produzione. Non sono un microbiologo, e non posso fare stime precise nel campo, ma ricordo ancora chiaramente l’ammirazione che provai quando mi mostrarono la quantità di batteri che avevano prodotto.[1][5]

Karasawa Tomio, batteriologo che aveva gestito la sezione di Produzione dell'Unità 731, nell'interrogatorio del 6 dicembre 1949 aveva dichiarato che:

Producendo enormi quantità di batteri, io [...] sapevo che erano pensati per uccidere esseri umani. Ciononostante, a quei tempi ritenevo che fosse giustificato dal mio dovere come ufficiale dell'esercito giapponese, e pertanto feci quanto in mio potere per portare a termine con successo il mio compito, come espresso negli ordini dei miei superiori.[3]

Ex-capo delle sezioni prima, terza e quarta dell’Unità 731, il generale Kawashima Kiyoshi fornì la sua testimonianza nel processo del 1949, riportando che una sottostima del numero dei prigionieri dell’Unità morti per via degli esperimenti non fosse inferiore a 600 all’anno e che il numero complessivo di vittime fosse di almeno 3000 prigionieri[5]. Ishii aveva iniziato gli esperimenti nel 1932, ad Harbin, e tra il 1938 e il 1941, prima dell’arrivo di Kawashima, molti altri erano morti presso la struttura di Pingfang, presso le strutture gemellate di Anda, Hailar, Linkow, Sunyu, Dalian, Pechino, Singapore e anche presso quelle non sotto il diretto controllo di Ishii, a Mukden (ora Shenyang), Nanchino e Changchun. Includendo anche le vittime dovute alle epidemie del 1946-8 e la fuoriuscita di sostanze dalle discariche chimiche abbandonate dopo il 1945, il numero complessivo delle vittime era superiore a quanto dichiarato.[6]

Alcuni prigionieri catturati durante il secondo conflitto mondiale, dopo la liberazione statunitense delle isole occupate dai giapponesi (Nuova Guinea, Saipan, Guam ecc.), erano parte del personale medico. Tra il 1943 e il 1944, molti tra questi furono interrogati dagli statunitensi sulla ricerca delle armi biologiche, come informazione concernente gli sviluppi tecnologici giapponesi durante la guerra. La maggior parte dei prigionieri negava qualsiasi tipo di associazione o conoscenza; altri erano più cooperativi, ma riferivano informazioni di scarsa utilità.[6] Tra questi:

  • un luogotenente aveva ammesso di aver lavorato come assistente in un centro di ricerca medica a Changchun, e che la morva era "l'unico organismo sperimentato con la possibilità di usarlo per fini di bombardamento".[6]
  • alcuni prigionieri avevano rivelato informazioni su una base di produzione di armi biologiche a Nanchino, suggerendo un possibile coinvolgimento negli esperimenti sugli esseri umani.[6]
  • un colonnello aveva confermato la dichiarazione di un prigioniero di guerra, secondo cui ad Harbin erano stati eseguiti degli esperimenti dal Generale Shirō Ishii con una "bomba di bacilli".[6]
  • un capitano del Corpo medico aveva riferito che l'Unità di Ishii, il quale era anche istruttore nell'Accademia militare medica, era l'unica responsabile per la guerra batteriologica.[6]

Nel 1944 gli statunitensi avevano sufficienti informazioni per delineare quasi con esattezza uno schema dello sviluppo giapponese delle armi biologiche, localizzare la maggior parte delle basi che i giapponesi avevano in Cina e Manciuria e identificare proprio Ishii come figura centrale.[6]